Tommaso Pincio, Lo spazio sfinito (minimum fax, 2010): recensione di Rossano Astremo

Se Marilyn fa la commessa in una libreria
di Rossano Astremo

“Salito a bordo della minuscola navetta di controllore orbitale, Jack diede quindi inizio a un periodo della sua vita in cui avrebbe passato nove settimane a non far niente, se non starsene solo a guardare lo spazio dall’oblò per arrivare a capire che il Vuoto che gli era sembrato di riconoscere nella sua solitudine era, di fatto, il Vuoto là fuori e che lui non era andato avanti e indietro per niente, perché in realtà lui non era molto diverso da quelle Stelle che si sarebbero spente proprio come si sarebbe spento anche lui… un giorno, lontano da tutti, dal Vuoto”. Siamo immersi nelle prime pagine di Lo spazio sfinito, il secondo romanzo pubblicato dallo scrittore romano Tommaso Pincio, edito una prima volta da Fanucci nel 2001 e ripubblicato in questi giorni da Minimum Fax, dove il Jack di cui parla il narratore altro non è che Jack Kerouac. Non, però, il Kerouac che tutti conosciamo, ovvero l’autore di Sulla strada e di I sotterranei. Lo spazio sfinito inizia con una dichiarazione non richiesta: “Questo libro è il frutto dell’immaginaria manipolazione di una storia mai accaduta”, In questa storia Jack Kerouac va in orbita nello spazio per conto della Coca-Cola Enterprise Inc., il suo amico Neal Cassady cerca di baciare Marilyn Monroe che fa la commessa in una libreria, a cui s’aggiungono le succinte dichiarazioni d’amore al telefono a Norma Jean Mortensen, che vive nella celebre casa sulla cascata, moglie di Arthur Miller. Questi personaggi dell’immaginario contemporaneo non rappresentano loro stessi, ma sono marionette svuotate del loro codice esistenziale realistico nelle mani dell’autore del testo che tutto proietta nel suo mondo dilatato. Ha scritto Marco Belpoliti: “Lo spazio sfinito è un libro autistico, la messa in scena di una storia che non ha nessun capo né coda, da parte di un narratore che per raccontare ha voluto munirsi di uno pseudonimo, darsi un’altra identità, proprio come si fa da bambini quando si gioca da soli e si dà voce ai personaggi della propria messa in scena: ai soldatini, alle bambole, agli oggetti”. Un libro di certo insolito nel panorama letterario italiano, una riflessione sul grado zero dei nostri sentimenti nel contemporaneo che ci è toccato in sorte. Una riproposta questa di Minimum Fax degna di nota, che ci pone dinanzi ad uno egli autori più colti ed originali del panorama letterario italiano.