Carlo D’Amicis: un’intervista di Rossano Astremo


Gli editori sono alla ricerca spasmodica del best seller
di Rossano Astremo

Carlo D’Amicis è un scrittore di razza. I suoi ultimi romanzi, “Escluso il cane”, “La guerra dei cafoni” e “La battuta perfetta” lo hanno imposto all’attenzione di critica e pubblico come uno tra i narratori più interessanti oggi presenti in Italia. Da anni lavora in radio. È uno dei redattori di Farehneit, la storica trasmissione di Radio 3 dedicata interamente alla lettura. Occasione per parlare della lettura in Italia, dello stato dell’editoria e dei suoi nuovi progetti di scrittura.
Mi pare possa dirsi che esiste un solco profondo tra lo stato della lettura in Italia, fermo, stando anche a quanto afferma Giovanni Solimene nel suo prezioso, “L’Italia che legge”, da più di tre lustri (45% contro il 70% di media europea di gente che almeno una volta l’anno legge un libro) e il mercato editoriale che sforna al giorno 160 libri. Come si può spiegare questo elemento: lettori statici e mercato iperproduttivo?
Ci vorrebbe un saggio, che peraltro non saprei scrivere, per rispondere a una domanda così! Secondo me, comunque, bisognerebbe concentrare l’attenzione sul fenomeno dei cosiddetti lettori deboli, ovvero di coloro che leggono uno, due, al massimo tre libri l’anno. Sarà paradossale, e forse impopolare, ma sono proprio loro, molto più dei non lettori, a innescare una serie di danni. Per cento libri venduti, preferirei di gran lunga avere cinque lettori forti che cento deboli. Prima di tutto perché chi legge uno o due libri in un anno senza sentire la spinta di andare oltre, di fatto è un lettore solo per le statistiche: nella realtà la lettura non ha nessun peso nella sua vita, al di fuori dell’intrattenerlo durante le vacanze di Natale o sotto l’ombrellone (mentre chi legge una ventina di libri, a fine anno è un uomo diverso, probabilmente migliore). E poi perché quei cento lettori deboli leggono tutti gli stessi due o tre libri, determinando molto più di quelli forti le classifiche di vendita, e quindi le strategie delle case editrici: ad esse, ovviamente, conviene concentrarsi su una letteratura convenzionale, o su autori resi noti dalla Tv, in grado di intercettare il gusto medio. Perché è lì, nel gusto medio, che si realizza il best seller. Siccome però, a volte, il successo è imprevedibile, ecco che molte case editrici allargano l’offerta a dismisura, nella speranza che, con tante cartelle in mano, diventi più probabile la tombola.
E i piccoli editori come fronteggiano questa situazione?
Per i piccoli editori, ovviamente, l’obiettivo non può essere il best seller, ma il meccanismo resta più o meno lo stesso: generare un bagliore d’interesse intorno a un titolo tra i tanti, nella speranza di ottenere quello che una volta poteva essere considerato l’ovvio punto di partenza per ogni proposta editoriale, e che oggi spesso si rivela un traguardo irraggiungibile: l’esistenza in libreria ( sempre più controllata dai grandi gruppi editoriali).
Regge ancora l’idea ampiamente diffusa secondo la quale l’Italia è un paese con più scrittori che lettori?
In effetti in Italia resiste un’immagine deformata dello scrittore: c’è ancora l’idea che avere scritto un libro faccia status. Così migliaia e migliaia di aspiranti romanzieri, spesso disposti a contribuire alle spese pur di leggere il proprio nome stampato in copertina, si offrono alle tante case editrice che, per sopravvivere, succhiano linfa da questo provincialismo culturale. Salvo stupirsi, indignarsi, e a volte minacciare l’editore, quando il loro capolavoro non riesce nemmeno a varcare il confine della tipografia. In questo quadro promuovere una vera educazione alla lettura è un’impresa. Bisognerebbe innanzitutto che gli editori tornassero a credere in quello che fanno, ridimensionando e selezionando la loro offerta. E soprattutto, credo, ci vorrebbe una legge lungimirante e antiliberista (perciò, mi rendo conto, in questo momento irrealizzabile) che combattesse le concentrazioni di potere separando il controllo sulle varie attività della filiera (editoria, promozione, distribuzione, libreria).

Stando agli ultimi dati dell’Aie (Associazione italiana editori) sullo stato della lettura in Italia, si afferma che i ragazzi tra 11 e 14 anni leggono molto di più rispetto agli adulti (un 20% in più significativo).
Quindi non è più solo nelle scuole che bisogna educare alla lettura?

Ma siamo così sicuri che quei ragazzi leggano grazie alla scuola? Me lo auguro, anche se temo che essi in realtà leggano nonostante la scuola. E poi, anche qui, che cosa leggono? Ci sono letture che non spostano una virgola, che non innescano nessun tipo di curiosità. E se è vero che molti di quei ragazzi poi smettono di leggere, forse i libri che hanno tra le mani appartengono a questa categoria. D’altra parte, la migliore disposizione che bambini e adolescenti dimostrano verso la lettura indica che leggere è in realtà un fatto più naturale di quanto si creda. E che la vita dei grandi è troppo frenetica, alienata. Leggere è un piacere che richiede tempo, energie, creatività. Tutti elementi che il mondo degli adulti tende ad assorbire, a rivendicare per sé in modo arrogante e artificioso. Non è accettabile che la cultura (ma anche un’attività fisica regolare, tanto per chiarire che non si tratta di snobismo intellettuale) siano appannaggio solo di giovani e pensionati, ovvero di coloro esentati dai processi produttivi!
Oltre al tuo lavoro in radio, sei uno scrittore di romanzi. Il tuo “La battuta perfetta” è forse il romanzo italiano che più d’ogni altro riesce a raccontare il berlusconismo e le conseguenze che il suo “avvento” ha avuto sul popolo italiano. Un romanzo importante che è uscito con Minimum Fax, un editore agguerrito, ma di certo non un grande editore. E’ il tuo terzo romanzo con Minimum Fax. Come mai questo ferreo sodalizio? Non sei mai stato tentato di approdare verso altri lidi?
Con Minimum Fax mi trovo benissimo proprio perché rompe gli schemi che ho provato a descrivere nella prima risposta. E lo fa con coraggioso e lucido realismo, senza rifiutarsi alla sfida del mercato. Il fatto che, negli ultimi anni, sia stata tra le poche case editrici medio piccole a mantenere attivo il bilancio è un segnale importantissimo: con molte difficoltà, ma si può tentare ancora oggi un progetto culturale, costruendo una propria identità, un proprio segno, come fecero anni fa Einaudi o Feltrinelli. Da Minimum Fax un autore si sente scelto, seguito e difeso. Fa egli stesso parte del progetto, e questo coinvolgimento rappresenta anche una forma di responsabilizzazione.
Ultima domanda. Stai scrivendo per la casa editrice palermitana duepunti un libretto avente come tema il mondo animale. Ci puoi anticipare qualcosa?
È molto difficile parlare della propria scrittura a cose fatte, figuriamoci in corso d’opera! Comunque ho accettato l’invito della casa editrice palermitana perché si muove anch’essa con coraggio e intelligenza nel mondo editoriale, e perché il progetto di collana, curata da Giorgio Vasta e Dario Voltolini, intercetta un mio fortissimo interesse: quello del nostro rapporto con gli animali. In realtà, ciò che a me sta a cuore veramente, e che sto cercando di sviluppare in questo testo, non è tanto il mondo animale come altro da noi, ma l’animalità come componente essenziale, spesso frustrata, talvolta repressa, sempre latente, dell’essere uomini.

Intervista per il Nuovo Quotidiano di Puglia