Piccola Biblioteca Federer

Roger-Federer-02

PICCOLA BIBLIOTECA FEDERER

di Rossano Astremo

Roger Federer, il tennista svizzero da molti cronisti considerato il più grande giocatore della storia di questo sport, l’8 luglio 2012, con la settima vittoria al torneo di Wimbledon, ha riconquistato la prima posizione del ranking mondiale ATP, già detenuta in precedenza per 237 settimane consecutive, dal 2 febbraio del 2004 al 17 agosto del 2008. Un ottimo 2012 quello del trentunenne di Basilea, fino a questo momento. Oltre all’affermazione al prestigioso torneo londinese, si è aggiudicato altri 5 tornei del circuito, tra cui Indian Wells e Madrid, vincendo 61 incontri su 69 disputati. Unici passi falsi dell’anno sono stati la sconfitta alla finale dei Giochi Olimpici di Londra 2012 (l’oro olimpico è l’unico titolo non ancora presente nel suo invidiabile palmares) contro il redivivo scozzese Murray e la precoce eliminazione ai quarti di finale degli US Open (l’ultima sconfitta a Flushing Meadows ai quarti risaliva al 2003) contro il talentuoso ceco Berdych.
Approfittando anche della pessima stagione, condizionata da continui problemi fisici, del suo rivale di sempre, Rafael Nadal, e di un calo di rendimento del dominatore della stagione 2011, Novak Djokovic, il vincitore di 17 tornei del Grande Slam è tornato ad esprimere il suo tennis migliore, fatto di sagacia tattica e tecnica sopraffina.
Federer è un alieno in una terra, il circuito professionistico, popolata da giocatori che fanno della forza fisica la loro arma contunedente. È proprio questo suo essere altro e vincente una delle ragioni che ha spinto diversi scrittori, critici e filosofi a raccontare le sue infinite gesta.
Molti sono i libri scritti sul fenomeno Federer e tanti quelli usciti in Italia negli ultimi mesi.
Andre Agassi nel suo memoir Open (Einaudi Stile Libero, 2011), caso editoriale in Italia perché dopo una partenza in sordina, grazie al passaparola e alle entusiastiche recensioni degli scrittori Piperno e Baricco, ha superato le centomila copie vendute, sintetizza con queste parole un suo incontro con Federer agli US Open del 2004: “È cresciuto sotto i miei occhi, diventando uno dei più grandi tennisti di tutti i tempi. Si porta metodicamente in vantaggio, due set a uno, e io non posso che farmi indietro e ammirare le sue immense capacità, la sua magnifica compostezza”.
Sull’atteggiamento di Federer in campo ritorna anche il filosofo francese Andrè Scala che in un piccolo libro dal titolo I silenzi di Federer (O barra O edizioni, 2012) dà vita ad un ritratto riuscito e appassionato del tennista: “L’atteggiamento di Federer su un campo da tennis è classico, alcuni direbbero antico, superato, noi diremmo inattuale. Coerente con il suo rifiuto del coach, egli gioca a tennis senza ansimare, né inviare segnali positivi o negativi verso le tribune. Sembra indifferenze ai sua atti, non fa smorfie né urla”. Diverso il suo modo di stare in campo dall’agonismo urlato dei suoi avversari più ostici, così come diverso il suo modo di giocare, i suoi gesti fluidi, leggeri ed eleganti che fanno gridare al miracolo i cultori di tennis di tutto il mondo.
Tra questi era da annoverare di certo David Foster Wallace, lo scrittore americano che più d’ogni altro ha innovato la letteratura americana degli ultimi lustri, scomparso nel 2006.
Foster Wallace è stato un ottimo tennista juniores e dopo la prematura fine della sua carriera ha sempre seguito il tennis con attenzione e trasporto, fino a farne diventare una delle materie privilegiate della sua scrittura. Il tennis come esperienza religiosa (Einaudi Stile Libero, 2012), appena uscito in Italia, contiene un articolo di David Foster Wallace, apparso nel 2006 sul The New York Times Magazine, su Federer, in cui racconta la finale dell’edizione 2006 di Wimbledon, vinta contro Nadal. Scrive, tra le altre cose: ”Roger Federer sta dimostrando che la velocità e la potenza sono semplicemente lo scheletro del tennis odierno, non la carne. Federer ha dato, figurativamente e letteralmente, una nuova forma corporea al tennis maschile, e per la prima volta in diversi anni il futuro di questo gioco è diventato imprevedibile”. L’ammirazione per il tennista svizzero è talmente tanta che aggiunge, dopo la minuziosa descrizione di uno di quelli che lui stesso ha definito per la prima volta ”Federer Moments”, colpi dalla difficoltà estrema realizzati da Federer con naturalezza sovrumana: ”Non mi ricordo il genere di suoni emessi, ma mia moglie dice che quando è entrata in stanza il divano era coperto di popcorn e io ero in ginocchio, con i bulbi oculari tipo quelli dei negozi di scherzi”. D’accordo con l’idea di Foster Wallace sul tennis di Federer, la cui visione è paragonata ad una esperienza religiosa, Carlo Magnani, docente universitario che in Filosofia del tennis (Mimesis Edizioni, 2011), paragonando Federer a Heidegger, chiosa affermando: ”In tanti hanno visto in Federer il ”campione dei campioni”, il tennista perfetto, l’interprete mai ammirato in precedenza e destinato a segnare una svolta epocale: colui che porta finalmente la Reincarnazione e la Luce in un mondo ormai compromesso e sconsacrato”.
Del resto non si vincono 17 tornei del Grande Slam, 59 tornei del circuito ATP e 868 partite di singolare per caso.
E la sua storia è ancora tutta da scrivere. Federer non ha ancora intenzione di smettere e suo obiettivo della stagione è terminare l’anno da numero 1, respingendo gli attacchi di Djokovic e Murray, suo unico vero rivale in questo 2012, continuando a mietere vittorie, infrangere record e incantare i suoi sostenitori.

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