Angela Scarparo, Volevamo essere giganti (Gaffi, 2012): un estratto

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Angela Scarparo, “Volevamo essere giganti” (Gaffi Editore, 2012)

dalla bandella del libro

Lucy abita dentro il circolo del tennis [*], la sua famiglia ne gestisce il bar, quel mondo, ai suoi occhi di ragazzina, uguaglia la vita di fuori. Lucy è sveglia, e ha uno spirito critico fuori dal comune. Niente sfugge ai sui occhi giovani che vedono le ingiustizie. Angela Scarparo, alias Lucy, usa una lingua dal ritmo serrato, piena di dialoghi incalzanti e stupori. Impietosamente usa lo sguardo di una bambina per scavarli nelle loro piccolezze e ipocrisie, indagare nel loro dolore restituendo tutta la complessità dei sentimenti, ma mai dimentica l’umanità calda e piena, la contraddizione di dolcezza e astio insita nei sentimenti e negli affetti, e ci fa ridere molto. (dalla bandella di Valeria Viganò)

un estratto del libro

Venne su un cane rosso, da solo. E subito dietro un ragazzo bruno con un poncho a righe. E anche lui mi stava sorridendo, e mi chiese «Ma tu che fai, qua? Ti hanno messo in prigione, di’?». «No, è una scuola qui!», risposi.
Poi quando li vidi, gli altri tutti attaccati a quello striscione di stoffa, su cui lessi, c’era scritto W -LA -RI-VO-LU-ZIONE, lo capii dottoressa Emiliano. Capii perché venivano su strattonandosi, e anche perché arrivavano tutti con quell’aria stordita e un po’ ebete, come di chi avesse appena finito di andare di corsa, o di bere l’acqua
fino a ingozzarsi. L’aria di chi sta bene perché ha mangiato troppo. L’aria di chi si è bevuto un buon caffè, di chi ha ballato, di chi si è fatto un bagno in mare, o una passeggiata lunga in montagna, di quelle che dopo un po’ non ce la fai più manco a respirare. Capii da cosa viene quella certa sensazione di felicità. È la sensazione che ancora mi piglia a volte quando cammino di fianco a un corteo. Quella sensazione, che è fisica, di stare bene come quando hai corso. Quell’impressione di stare assieme a qualcuno che non conosci di persona, e che però senti che un po’ è come te. Una cosa che assomiglia al sorriso che mi avevano fatto il ragazzo col cane rosso, la donna con la macchina fotografica, e quella che ormai conoscevo da un po’, la ragazza Basco Rosso. Sentivo cioè che anche io volevo, come loro, stare attaccata a quello striscione bianco con scritto in rosso W LA RIVOLUZIONE.
Dottoressa, a questo punto lei mi blocca sempre! E si mette a parlare di conflitto. Dottoressa, mi ascolti, per
favore! Non è il conflitto che io ricerco. È quella sensazione
lì, invece. La sensazione-corteo!
La conosce?

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