Giuseppe Genna, “Fine Impero” (minimum fax, 2013): recensione di Rossano Astremo

genna

L’Occidente è al collasso, io sono al collasso

di Rossano Astremo

Torna Giuseppe Genna nelle librerie e lo fa col botto. Un testo molto atteso dai suoi affezionati lettori questo “Fine Impero”, edito da minimum fax nella oramai storica collana di narrativa italiana nichel. Un testo dal tortuoso percorso editoriale. Il libro doveva uscire nel maggio 2012 per Einaudi Stile Libero e poi non se n’è fatto più nulla. Le ragioni? A me non sono note, ma dovendo fare un’ipotesi, nel calderone magmatico – l’attuale linea editoriale appare zigzagata e difficilmente percorribile – che è oggi Einaudi Stile Libero un testo coraggioso e fuori dal coro come questo di Genna poteva essere un virus difficilmente gestibile. Merito allora a Cassini e co. per l’ennesimo colpo azzeccato. Io sono un lettore della prima ora dei lavori di Genna, ho apprezzato molto alcuni testi (Assalto a un tempo devastato e vile e Dies Irae su tutti), meno altri (tra cui Italia De Profundis). Fine Impero racconta la storia di un uomo di 40 anni che resta vittima della tragedia più contronatura che possa accadere ad un essere umano: sua figlia, di dieci mesi, muore. Ci si sveglia una mattina e si trova la propria figlia cianotica, senza respiro, in culla. Contronatura, certo, perché un genitore mai dovrebbe sopravvivere a un figlio: “Deprivazione di una figlia, di un figlio. Perché nella antica lingua italiana, letteraria fino dai primordi, non esiste un termine che indichi il contrario della condizione di orfano? Che cosa sono un padre e una madre che perdono un figlio, una figlia? Quale parola li denota? E affinché il termine eventualmente indicasse l’intensità della situazione – poiché non è nulla di più intenso che perdere una figlia a dieci mesi – come sarebbe necessario agire in modo che le parole acquisissero intensità diverse? Scrivere poesie, un libro? Isolarle? Segnarle? Accentarle come un insulto?”. Quello che fa il protagonista di questa storia, dopo essersi congedato in gelido modo dalla madre della bimba, convinti entrambi che il lutto vissuto è condizione umana di mutismo eterno tra i due, si lascia travolgere dal mondo glitterato dello show business. Incontra uno strano personaggio, da tutti noto come Zio Bubba, versione iperletteraria del ben noto Lele Mora, agente di ragazzi e ragazza pronti a tutto pur di toccare con mano, anche per poco, quel ventre molle e sfuggente della celebrità. Il nostro scrittore fallito solca i mari di queste notturne feste a base di sesso e droga, accanto a Zio Bubba, maestro concertatore di un mondo allucinato. Il nostro scrittore fallito ha perso tutto: “Ero l’uomo che aveva perduto tutto non avendo avuto niente mai. Ero l’uomo del male, che si difendeva congelandosi. Nessuno sapeva quanto io avevo perduto. Mantenevo il segreto di una perdita costante, mostrando agli altri un volto cordiale ma distante, una fisionomia non propriamente fredda: lo sguardo vagamente incantato, un poco assente, un sorriso pallidamente accennato, i movimenti cauti e controllati… Nessuno sapeva niente di me tranne che ero nessuno: uno che scrive, uno normale, uno poco noto”. La distrazione di questo mondo collimava perfettamente con la distruzione vissuta individualmente dal protagonista. Attraversa lo scempio morale della città in cui vive con la stessa leggerezza con cui i ragazzi e le ragazze guidati da quel Pigmalione lisergico di Zio Bubba pippano coca. In una delle tante feste a cui partecipa lo scrittore incontra una donna, dai capelli biondo cenere. Il suo ingresso in scena crea una crasi nel rapporto tra tempo della storia e tempo della narrazione, rimodulando il senso complessivo del romanzo. Storia fortemente simbolica in cui il protagonista che crolla fa da megafono all’Occidente franato, alle crepe di un’idea di potere sguaiata e terremotata. Genna utilizza uno stile alto, iperbolico, visionario, complesso, confermandosi tra gli scrittori più coraggiosi e dotati oggi presenti in Italia. Il libro è uscito da poco e se vi fidate di un book blogger di vecchia data imbattetevi nel dolore di queste pagine che riguarda tutti da vicino.

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