Veronica Raimo, Tutte le feste di domani (Rizzoli, 2013): una recensione di Rossano Astremo

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Le molte maschere di Alberta Falsini
di Rossano Astremo

A sei anni dal fortunato esordio “Il dolore secondo Matteo” (minimum fax), la scrittrice romana Veronica Raimo torna nelle librerie con il romanzo “Tutte le feste di domani” (Rizzoli). La storia si svolge nella Roma degli anni ’80 e ’90 e racconta una fetta di vita dei coniugi Flavio e Alberta Falsini. Il tempo della storia ha inizio con l’incontro tra i due, avvenuto durante la discussione della tesi di laurea di Alberta, presentatasi dinanzi alla commissione, di cui faceva parte il giovane e brillante professore di Estetica Flavio Falsini, con un paio di jeans sfilacciati, gli zoccoli e un camicione indiano. Alberta è nella sua fase hippy. Vive in una Comune. La sua discussione della tesi è surreale. Decide di fare volontariamente scena muta. Se questa performance da un lato non le consegnerà un voto di laurea lodevole dall’altro stregherà per sempre il brillante e facoltoso professore che riuscirà ad estirpare con forza Alberta dalla dissoluta e promiscua vita precedente: “La comparsa di Flavio nella sua vita era stata una semplificazione non da poco. L’idea di cercarsi un’occupazione dopo l’università e continuare intanto a rimbalzare da un letto all’altro era quanto di più opprimente potesse immaginare. Flavio, con la sua aria perbene e il suo spirito magnanimo, era stato accolto da Alberta con immenso sollievo, e ogni altra faccenda era scivolata in secondo piano”. Nel giro di un anno i due diventeranno marito e moglie. I primi anni di matrimonio sono per Alberta densi di noia mortale, tempi morti, alcol e frecciatine con la suocera, donna distinta, metodica e formale che giammai vedrà di buon grado la scelta compiuta dal figlio. Alberta, da perfetta donna farà del tradimento un’arma necessaria con la quale difendersi dalle sabbie mobili da cui si sente avvinghiata. Quando incontra Carsten, un giovane e sfuggente scrittore americano, il tradimento diviene nella sua testa meccanismo attraverso cui dar forma a un fantastico romanzo d’amore: “Carsten si addormentò col braccio a peso morto sul corpo di Alberta. Mentre facevano l’amore lui le aveva detto: “Restiamo qui per sempre”. La madre l’aveva messa in guardia: mai credere a quello che dicono gli uomini quando fanno l’amore, ma a lei non importava nulla. Sentimentalismo, sparate da adolescente, fandonie, da Carsten accettava tutto”. Ragazza hippy, moglie borghese, fedifraga innamorata, tappe di un percorso di vita da Alberta interpretate come abile attrice sul palcoscenico minato della vita, con un finale che sarà, in questo gioco pirandelliano di maschere, il meno feroce di tutti. Rispetto al romanzo d’esordio, la Raimo depotenzia la ricercatezza dello stile, a beneficio di una scrittura più fluida e diretta. Nei sei anni intercorsi tra l’esordio e la pubblicazione di questo romanzo, la Raimo, tra le altre cose, ha lavorato per il cinema. Scritta da lei, assieme a Marco Bellocchio e Stefano Rulli, è la sceneggiatura del film “Bella addormentata”. E questa esperienza di certo è filtrata nello sviluppo della trama del romanzo. Non mi stupirebbe se “Tutte le feste di domani” divenisse un film, magari, permettetemi una divagazione finale, con la sceneggiatura firmata proprio dalla Raimo, la regia affidata ad Alice Rohrwacher, tra le più talentuose registe italiani, Alberta interpretata da Regina Orioli e Flavio da Fabrizio Gifuni.

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