Mark Leyner, Mio cugino, il mio gastroenterologo (Frassinelli, 1990): un estratto

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da Mio cugino, il mio gastroenterologo
di Mark Leyner

l’inizio…

Viaggiavo verso Las Vegas per dire a mia sorella che avevo fatto spegnere il polmone d’acciaio della mamma. Nella cabrio davanti a me quattro tipi si grattavano le croste dalle teste pelate e bruciacchiate dal sole, gettandole sull’asfalto. Per evitare di schiacciare quei brandelli di pelle morta grigliati al sangue ero costretto a sterzare continuamente a destra e a sinistra, procedendo in uno zig-zag folle e incontrollato. Guidavo come meglio mi permetteva il mio macinino coreano, ma la testa era altrove. Erano giorni che non mangiavo. Stavo letteralmente morendo di fame. Improvvisamente , dopo la cima di una collina, un neon intermittente emerse dalla nebbia: PROSSIMA USCITA FIE GRAS E HARICOTS VERTS.
Stavo abusando di un ormone estratto illegalmente da ghiandole pituitarie di cadaveri e mi sentivo annegare in un marciume escrementizio, ma la prospettiva di avere qualcosa di buono da ingollare mi tirò su. Chiesi alla cameriera quale fosse la soup du jour e lei mi rispose zuppa primordiale: ammoniaca e metano mixati con acqua d’oceano fulminata dal temporale. Oh , prenderò una ciotola di quel brodo embrionale, le dissi sentendomi subito meglio, ma non appena lei se ne andò, il buon umore finì per essere disintegrato dall’ambiente antipatico…

***

In aggiunta all’ormone estratto dai cadaveri, stavo prendendo steroidi anabolizzanti, composti di tessuto rigenerato, agenti stiomolo-coloniali di granulocita macrofago(ASC-GM: una sostanza usata per stimolare la crescita di alcune cellule sanguigne nelle vittime di radiazioni) e uno spray nasale di neuropeptide capace di accelerare la secrezione di ormoni pituitari . Stavo diventando sempre più largo, spendendo cifre enormi per nutrirmi. Così nella speranza di alzare un po’ di grana, partecipai a un quiz televisivo. La domanda valeva 250.000 dollari in contanti e premi: se l’ Oceano Pacifico fosse fatto di gin, quale sarebbe in proporzione il lago di vermouth necessario per ottenere un Martini dry? Io dissi il lago Ontario, ma la risposta esatta era il mar Caspio che è chiamato mare ma è in realtà un lago. Avevo fallito. Avevo umiliato la mia famiglia e svergognato il maestro di kung fu del tempio Shaolin. Fissai crudelmente il pubblico in studio mentre tutti canticchiavano qualcosa come “coglione”.

***

Finisco in un piccolo e squallido bar da qualche parte a Vegas o forse a Reno o forse sul lago Tahoe. Non so…ma eccola qui. Non saprei dire se è umana o un aneroide ginemorfico della quinta generazione e non mi importa. Spacco una fialetta di ferormone d’accoppiamento e lascio che l’aroma attraversi il bancone mentre sorseggio il mio drink, un isotiocianato di metile on the rocks.
L’isotiocianto di metile è il composto che ha ucciso più di 2000 persone a Bhopal, in India, ma grazie alla palestra, alla ginnastica aerobica e a una dieta ipocalorica ricca di fibre, quella robaccia non ha effetto su di me. Lei si sposta abbastanza decisa e occupa lo sgabello di fianco al mio. Dopo qualche istante di silenzio, faccio la prima mossa: siamo tutti psicotici latenti e lo siamo sempre stati fin dall’età di due anni, dico , sputando un cubetto di ghiaccio nel bicchiere. Viene più vicino. A questa distanza, i peli che le attorniano l’ombelico mi ricordano la felce frattale che si crea sgocciolando tintura in una soluzione acquosa di polimero, e glielo dico. Mi guarda negli occhi: hai la prontezza, il fascino da due lire, la boria , l’assenza di sensi di colpa, la superficialità, l’impulsività e la mancanza di piani a lungo termine che mi gustano giusto adesso, dice lei, avvicinandosi ancora. Ci nutriamo delle stesse prede, le grugnisco. Adesso le mie labbra sono a una unità angstrom dalle sue, cioè a un decimiliardesimo di metro. Inizio a baciarla, ma lei si scosta. Non si meritano il dolce tutti i bravi bambini che finiscono la verdura? le chiedo. Non posso baciarti , mi risponde, siamo replicanti monozigoti; dividiamo il 100% del nostro patrimonio genetico. La testa mi gira. Tu sei il bel giorno, esclamo. Il tuo respiro è uno zeffiro all’eucalipto che balla un pazzo valzer sul mare di Galilea. Grazie , dice lei, ma non possiamo andare a casa mia a fare l’amore perché l’incesto monozigote è proibito dagli Anziani.

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Quando emersi dall’utero di mia madre ero delle dimensioni di un dado per brodo e papà dichiarò all’ostetrica: “Mi rendo conto che a questo punto sia difficile prevedere le sue possibilità di un futuro produttivo, ma se rimane a sei facce e di 0,4 grammi per il resto della sua vita, allora l’eutanasia è la nostra migliore chance”.

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Non me la dimenticherò mai, l’estate del 1954: eravamo tutti in un ristorante italiano a Belmar, New Jersey, e improvvisamente la mamma collassò con la faccia dentro un piatto di melanzane alla parmigiana. Quando alzò la testa, con la faccia cosparsa di salsa e di mozzarella bollenti, predisse con voce arcana e oracolare la costituzione del Mercato Comune Europeo nel 1958, l’attacco da parte della Corea del Nord alla nave della Marina americana Pueblo nel 1968 e la prima legge sull’obbligo di cinture di sicurezza emanata a New York nel 1984.

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Ero stato appena licenziato da Mc Donald per essermi rifiutato di indossare il kilt durante una settimana di lancio promozionale del nuovo McHaggis( l’haggis è il piatto tradizionale scozzese, fatto di cuore, fegato e polmoni di pecora macinati con sugna, cipolle, farina d’avena e spezie e bollito nello stomaco dell’animale).
Quando incontrai Olivia per la prima volta , fui un po’ troppo ampolloso. Dissi cose del tipo: ” Avresti voglia di un dolce e di un bicchiere di secrezione liquida di ghiandola mammaria bovina?”.
Ma Olivia mi insegnò a tirarmela di meno.
Poco dopo esserci conosciuti, facemmo un patto: se ci fossimo trovati sopra un aereo sul punto di schiantarsi, avremmo strappato il Sony dalla testa di qualcuno, avremmo acciuffato tre o quattro bottiglie di scotch e avremmo scopato, così da morire gloriosamente in quell’estatico maelstrom di alcol, rock’n’ roll e orgasmo. Ma ricordi quella volta che fregammo il Sony a un ragazzo etiope, saccheggiammo il vassoi dei cocktail e ci scolammo tutto quanto, ci strappammo via i vestiti, e iniziammo a chiavare nel corridoio e l’hostess venne da noi e ci disse : ” E’ solo una turbolenza”?

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Col trascorrere del tempo, divenni ossessionato dalla morte, dallo smembramento, dalla mutilazione, dalla tortura e ( più in particolare) dalla morte o dall’infortunio grave per crimine violento,incidente aereo o automobilistico. La mia ossessione era ben fondata. L’incidenza di brutalità aveva raggiunto un livello tale da sgomentare anche il maltusiano più pessimista. Secondo l’ Ufficio Statistico di Crimini Violenti, le possibilità di essere uccisi nella propria camera da letto da uno dei membri della propria famiglia ogni santa notte erano 3 su 5. Le possibilità di farsi tagliare via un braccio o una gamba usando i mezzi pubblici erano in quel momento 7 su 10! Le possibilità di essere rapiti e avere gli arti recisi e nascosti da qualche parte, cosicché i chirurghi non avrebbero potuto riattaccarli, erano di un agghiacciante 4 su 7! E le possibilità di essere risucchiati fuori da un jet erano di 2 su 3, secondo il Caduta libera ,una rivista dedicata esclusivamente agli incidenti di volo.

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Cenai in un ristorante cinese della zona. Il mio biscotto della fortuna diceva: Ti verrà una cisti. Cercai di scovare il dottore Earp giù in albergo, ma l’infermiera mi bloccò: ” Il dottor Earp si è preso l’ernia togliendosi gli stivali da cowboy”.

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Gli scienziati sono convinti che l’appuntamento con la morte di ogni persona sia codificato all’interno del suo DNA. Hanno localizzato i geni attivi nei cromosomi e decifrato la specifica sequenza di adenina,timida,citosina e guanina che determina la durata della vita dal momento del concepimento. In altre parole, sono convinti che sia possibile fare un esame del DNA ( cosa che un giorno diventerà facile come leggere il codice a barre di un qualsiasi prodotto in un qualsiasi supermercato) e determinare l’esatto giorno e ora della dipartita di un essere vivente. I rischi di tale scoperta sono enormi,ovviamente. Secondo un mio amico bibliotecario, se l’esame del DNA fissasse la morte di una persona per il 15 agosto e se questa persona volesse un libro da restituire il 16, allora il prestito sarebbe di fatto impossibile. Beh, esami del Dna a parte, era ovvio che il mio momento era arrivato.
Mentre il girono dell’esecuzione si avvicinava sempre più, ci furono problemi nel braccio della morte. A un detenuto vennero negati gli ultimi desideri ( uova e pancetta con pane di segale leggermente tostato e patatine fritte) perché il pasto superava il tasso di colesterolo fissato dalla Task Force per un Sano Stile di Vita Carcerario.

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Beh, per farla breve , mi innamorai dell’ exoculata rimicaris. L’ exoculata rimicaris è una specie di gamberetto di alta profondità che vive nei camini sulfurei dei campi idrotermali dell ‘ East Pacific Rise, nutrendosi di quei microrganismi che trovano congeniali i vapori di zolfo. Usando un sofisticato braccio-robot realizzato per la bisogna, Takeo catturò una dozzina di questi affascinanti ed esotici animaletti in modo che potessi portarmeli a casa e tenerli come cuccioletti da compagnia.
Inutile dire che i gamberetti e io diventammo inseparabili, e che , ovviamente, intendessi portarli con me a Londra. Il problema era che durante il mio soggiorno avrei avuto bisogno di un rifornimento continuo di acqua sulfurea a 350 gradi per fornire un adeguato habitat ai batteri di cui si nutrivano le mie creaturine. Telegrafai all’hotel, spiegando la mia pressante necessità. Ritelegrafarono immediatamente: LE ASSICURIAMO CHE FAREMO DI TUTTO PER RENDERE QUESTO SOGGIORNO IL PIU’ CONFORTEVOLE POSSIBILE A LEI, AI SUOI GAMBERETTI D’ALTA PROFONDITA’ E AI MICROORGANISMI DI CUI QUESTI SI NUTRONO.
Un peana al personale dell’ Omni International Hotel, zelante e pieno di risorse! Quando entrai nella mia suite e aprii la porta della stanza da bagno, rimasi in piedi, con la bocca spalancata, assolutamente stupefatto . Nella bellissima vasca c’era un rubinetto per l’acqua fredda, uno per l’acqua calda e uno per l’acqua sulfurea a 350 gradi. Gloria allo staff e alla direzione!

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