Rossano Astremo, N.Y.: 6 poesie americane

NY

Rossano Astremo
N.Y.

924 Metropolitan Avenue (1)

La pioggia danza lungo
il collo del mattino.
Esili fili d’argento solcano
il concavo suono
che scuote l’asfalto.
Dormi e racchiudi tra
le tue morbide labbra
le forme di delizia
di tutti i bambini.

924 Metropolitan Avenue (2)

Con un bisturi affilato apri il mio cranio,
fuoriescono parassiti dal manto dorato:
è la mia salvezza, rischiavo lo slargo.
La P38 trovata in spiaggia ha dato
un senso alle nostre giornate:
prendere la mira e colpire il bersaglio,
lattine di birra dalla morbida scocca.
Poi il risveglio, in una casa non nostra,
nessun parassita, nessuna pistola,
due mani unite, un unico letto,
la voglia suprema di evitare il distacco.


Verso Hampton Bays

Se l’arrocco è benda da viaggio
la caduta s’affina come seta:
del donato conservo le radici,
le spalmo sulle idee e ne faccio teatro.
Tutto è in rotazione, sento la forza
che divampa verso l’esterno
e alla chiusura del cerchio
io sarò nuova pelle: tu sarai nuova pelle.
Col vuoto spalancato
faremo bolle di sapone.


Coney Island

La mente è slancio d’oceano,
il sole a picco sulle nostre mani,
un vino cileno comprato in un liquor
store gestito da un alcolista.
L’ottovolante punge in verticale,
la sabbia scalcia la stasi,
i polsi ramificano il futuro,
si sfiorano, perduti e rinati.
L’autunno ha meno dolore se osservato
dal piccolo punto in cui siamo,
diorama del tempo perduto.
La nostra storia si nutre di scarpe:
passi bruciati, passi sospesi
e passi da compiere perché
non è l’attesa che ci completa.
Voltiamo la pagina e andiamo.

Williambsburg Zone

Ci si nutre con poco, un’insalata,
del vino rosso, lo scontro delle labbra,
l’incavo del collo su cui adagiarsi:
l’aderenza sottile di due corpi.
Ci si nutre per non divenire polvere,
eppure verso di essa tendiamo,
nei minuti, nelle ore, nei giorni
che scavalcano l’illusione del marmo
non eroso – intatto – della vita fatta a sbreghi,
dei tagli in cui sprofonda l’infetto verme
della retta via da seguire per non elidersi,
verso di essa tendiamo e ad essa ci consacreremo.
Ci si nutre nell’abbaglio del tutto a portata di mano,
ma la vita ci disossa e siamo noi
a dover aggiungere polpa alla polpa
o si resta partitura disarmonica di scheletro,
garbuglio di note fuori dal coro,
madido schermo da subodorare.

Subway

C’è un rincorrersi che silenzia le ore,
un odio che tracima in stanchezza,
lo scorrere implume degli arti
in questa stanza che è altra: il niente.
Baciami i piedi ora che sorgo in croce,
baciami le caviglie e saziati di bugie.
Non ti basteranno notti senza fondo
di alcol, fumo e amore,
non ti basterà il peso del denaro
che tutto lega e tutto distrugge.
Dormire, sognare, godere.
Non prendo sonniferi.
Ho serrato la porta.

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