Rossano Astremo, La sacra famiglia (romanzo inedito): un capitolo

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Raimondo, il ritorno a casa. Agosto 1955

Raimondo, passato il suo terzo anno presso il seminario di Oria, torna nella casa dei suoi genitori a Villa Castelli. Trascorrerà tutto il mese d’agosto con la sua famiglia, prima di immergersi nuovamente nei suoi studi ed nelle sue preghiere. Sale sull’autobus sgangherato che lo condurrà a destinazione con la convinzione che trenta giorni passano in fretta e che riuscirà a sopportare la distanza che lo terrà lontano da Giuseppe. L’incontro con Giuseppe in seminario ha rappresentato per Raimondo quello che per le maree rappresenta la luna. Mentre è in viaggio Raimondo pensa al commiato di quella mattina con quel ragazzo dalle morbide labbra e dai capelli corvini. Sì, quelle labbra alle quali si è aggrappato con la promessa di non dimenticarsi e di scriversi quotidianamente delle lettere. Certo, pensa Raimondo, se l’assenza di Giuseppe diviene insopportabile lo raggiungerà ad Acquaviva delle Fonti, il suo paese. L’autobus ferma nei pressi del Municipio, a poche decine di metri da casa. Ad attenderlo ci sono suo padre Paolo, le sue sorelle ed i suoi fratelli. Suo madre Rosaria è a casa assieme a Maria, l’ultima nata, di soli 3 mesi. Paolo abbraccia il figlio con una stretta virile. “Bentornato”, gli dice. Poi, come un gregge ben addestrato, da Lina, la sorella più grande, a Pino, il fratello più piccolo, tutti si avvicinano per salutare il fratello “bravo”. Paolo non ammette deroghe alla procedura del saluto. Appena la piccola Titina chiede a Raimondo se la porterà a mare in bici, Paolo l’azzittisce con uno schiaffo piazzotole forte dietro la testa. Raimondo non ha neanche il tempo di incrociare lo sguardo della piccola sorella. Titina si lascia sfuggire una lacrima che le solca la guancia e si chiude dietro le spalle di Antonio. Quel clima da caserma militare si respira sempre quando è Paolo a trascorrere del tempo con i figli. Si dirigono verso casa. Raimondo pensa che più passano gli anni più trascolora il peso specifico che lo tiene saldato a questo gruppo di vite umane. Perché il pensiero di essere parte di questa famiglia lo angoscia? Perché vive l’idea del ritorno a casa come una punizione? Varca la soglia di casa, mano nella mano con Rosa. Vede apparire da lontano il volto di sua madre. Ha i capelli raccolti, un grembiule macchiato di sugo e tra le braccia la nuova arrivata, che Raimondo vede per la prima volta. “Figlio, ti vedo sciupato”, esordisce Rosaria. Raimondo la bacia sulle guance, prende tra le braccia la sorellina. “Maria, che nome stupendo!”, dice. Poi guarda sua madre e pensa a quanto pare invecchiata, nonostante siano passati pochi mesi dal loro ultimo incontro. “Allora, si mangia o no in questa casa?”, sbraita Paolo. Basta questa frase urlata tra le strette pareti dell’abitazione per causare il movimento dei bambini verso la cucina. “E non dimenticatevi di lavarvi le mani, prima di mettervi a tavola”, continua Paolo con il consueto suo tono imperioso. Poi si toglie dal viso quell’espressione da tiranno iroso e sfoggia il suo sorriso migliore, mentre abbraccia il figlio verso cui tanto orgoglio nutre. “Se non ci fossi tu, figlio mio…”.

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