Marco Petrella, “Stripbook” (Edizioni Clichy, 2013): recensione di Rossano Astremo

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“Stripbook”: Petrella e le sue recensioni disegnate
di Rossano Astremo

Marco Petrella è un illustratore e disegnatore di fumetti di lungo corso. Romano, amico di Andrea Pazienza, nel corso della sua vita ha collaborato con numerose testate e quotidiani, tra cui lo storico settimanale “Cuore”, “il Manifesto” e, da alcuni anni a questa parte, “l’Unità”. È proprio su quest’ultimo che ogni venerdì, all’interno delle pagine culturali, recensisce romanzi attraverso una striscia disegnata. Ora le migliori strisce sono state raccolte in un libro, “Stripbook”, pubblicato da Edizioni Clichy, con una prefazione firmata da uno degli scrittori americani più interessanti degli ultimi vent’anni, Jonathan Lethem. Scrive Lethem, tra le altre cose: “Quando mi è arrivata per la prima volta, più di dieci anni fa, la “traduzione” di uno dei miei lunghi, ponderosi artefatti verbali nelle eleganti, snelle, incredibilmente essenziali e complete vignette di Marco Petrella, sono rimasto sbalordito. Per prima cosa dalla loro bellezza, e poi dall’apparentemente impossibile dimostrazione di familiarità da parte dell’artista, familiarità con il mio lavoro e la sua essenza, a me ritrasmessa con il semplice gesto della mano”. Le recensioni disegnate da Petrella hanno come protagonista Arturo, libraio, lettore vorace e sognatore, che racconta dei libri che ogni settimana arrivano al suo negozio. Arturo è, di certo, come dichiarato da Petrella in apertura, un alter ego dell’autore. “Stripbook” è un viaggio tra libri provenienti da diverse zone geografiche, Stati Uniti, Canada, Spagna, Francia, Italia, Germania, Olanda Scandinavia, Inghilterra, Scozia, Irlanda, laddove emerge, in particola modo la passione dell’autore per la letteratura americana e, in particola modo, per scrittori quali Paul Auster, Don DeLillo, John Fante, Jack Kerouac, Thomas Pynchon, Philip Roth e David Foster Wallace. Quasi duecento libri, ciascuno reinterpretato in quattro vignette. Rispetto alle consuete recensioni scritte, Petrella accumula appunti disegnati, immagini suggerite dalla parola scritta, pensieri, estratti, in un tessuto informale che pare essere, in ultima analisi, un originale atto d’amore nei confronti della letteratura.

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