Leonardo Colombati, Perceber (Sironi, 2005): vintage review

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Perceber, triangolazioni, narratologia sessuomane
su Perceber di Leonardo Colombati

Rossano Astremo

Ho completato la lettura di Perceber, romanzo di esordio di Leonardo Colombati, giovedì 2 giugno, festa della repubblica, una giornata piena zeppa di parate istituzionali nelle quali presidenti della repubblica, del consiglio, del senato, della camera, ministri, viceministri e sottosegretari s’incontrano per iconizzare nel formalismo più esasperato le gioie sontuose di un’Italia libera, democratica e repubblicana. Stanco di queste formalità snervanti che la tv ti spara a mitragliatrice nel corso dell’informazione che copre l’intero arco della giornata, il 2 giugno ho tagliato i ponti con il mondo esterno e l’ho dedicato al completamento della lettura del capolavoro oramai mica tanto misterioso. Iniettatomi nel corso della giornata le restanti centocinquanta pagine giungo, in conclusione, alla lettura delle seguenti parole: “La mano destra che penzola mollemente dalla panchina si contrae come se dovesse impugnare una penna. Sei pronto? Allora, su: comincia a scrivere”. Pagina 428, fine del romanzo, escluso appendice, note e fonti. Il romanzo si conclude con la voce narrante (onnisciente? focalizzata?) che aizza uno dei protagonisti a rimboccarsi le maniche e sprofondarsi nella scrittura. Perché nella parte terza, capitolo settimo, episodio quarantuno, una nota tiene a precisare: “Baldini- il Messia, il Creatore – si ritrova davanti al nulla, come davanti al foglio bianco pronto per essere scritto. Il Piano di Baldini e Perceber sembrerebbero alla fine coincidere: basti vedere l’unico punto del Piano che ci viene messo a disposizione: altro non è che lo Schema del trentesimo episodio del romanzo”. Sì, ma così non vada da nessuna parte, perché voi vi starete chiedendo chi cazzo è sto Baldini, e soprattutto che cos’è questa Perceber? È per questo che ho rispolverato alcune nozioni di teoria della letteratura apprese nel corso dei miei studi universitari, pensate, non so, a Sklovskij, a Tomasevskij, a tutto il formalismo russo in genere, o all’analisi morfologica di Propp, oppure alla logica del racconto di Bremond, o, perché no, all’analisi sintattica e trasformazionale di Todorov, o all’analisi semiotica di Greimas, o, ancora, alla stilistica del racconto di Genette, per concludere con la comunicazione narrativa di Chatman, senza dimenticare la pluralità del testo di Roland Barthes. Necessitavo di griglie, di schemi, di strutture, di quadrati semiotici sui quali inscatolare i contenuti del romanzo di Colombati. Alla fine mi è venuto in soccorso il triangolo equilatero. Non ha nessuna spiegazione teorica. Considerate quello che vi sto per dire una forzatura interpretativa del sottoscritto. Considerate quindi un triangolo equilatero. Considerate i suoi vertici, su ciascuno dei suoi vertici posizionate uno dei protagonisti del romanzo. Sul vertice A Giovanni Migliore, giornalista freelance in crisi d’identità, sul vertice B Luigi Dodo, giovane medico tormentato da certi sogni inquietanti su due bambine gemelle ritratte sulla copertina di Siamese Dream degli Smashing Pumpkins, sul vertice C Antonio Baldini, avvocato in pensione con più di una rotella fuori posto e in mente un grandioso Piano Topografico sulla città di Roma. Il triangolo equilatero determina un’area su cui si estende e si dilata l’elemento di congiunzione dei tre protagonisti, ossia la gamba del signor Carpi, tranciata da un tram in viale Trastevere (Roma) in data 6 luglio 2000. Gli unici testimoni dell’atroce avvenimento sono i nostri tre eroi. I tre vertici se uniti con una matita determinano un perimetro che racchiude i movimenti dei tre eroi nel corso dell’esplosione della trama. È proprio nel corso dei loro movimenti che compare Perceber, città spagnola i cui abitanti fin dal XVI secolo sono soggetti a una Maledizione che li costringe a parlare senza sosta né pausa, nemmeno quella tra due parole. Perceber, una città dove sono banditi il Bianco, il Silenzio e lo Zero. Facciamo un passo in avanti, tenendo sempre presente il nostro triangolo. Da un primo livello di lettura passiamo ad un secondo livello di lettura che tiene conto di un elemento che pervade in maniera totale il testo: IL SESSO. Accostiamo al carattere denotativo di ciascun vertice un surplus connotativo. Al vertice A rappresentato da Giovanni Migliore aggiungiamo la definizione sesso uomo – uomo (rapporto omosessuale): Giovanni Migliore, stanco dei rapporti meccanici con Demetra, scopre la sua indole sessuale nel folle incontro con Giovanni Dodo, sino alla rivelazione toccante descritta nelle ultime pagine; Al vertice B rappresentato da Luigi Dodo aggiungiamo la definizione sesso uomo – bambino (rapporto pedofilo): Luigi Dodo, fulminato dalla copertina di un disco rock, inizia il suo viaggio distruttivo che lo porterà a desiderare i corpi di giovani creature, sino al finale distruttivo, nel quale Dodo ammazzerà la figlia (forse???) di Giovanni Migliore; Al vertice C rappresentato da Antonio Baldini aggiungiamo la definizione sesso uomo donna (rapporto eterosessuale): Baldini ama le donne, ama soprattutto andare a puttane. Non può permettersi di perdere troppo tempo con loro. Il suo Piano Topografico risucchia totalmente le sue energie. Rapporto omosessuale, rapporto pedofilo e rapporto eterosessuale, se proiettate in un terzo livello di lettura del testo, possono rappresentare delle chiavi interpretative possibili. Nella dislocazione dei vertici, Migliore è rappresentato dalla lettera A, poiché, non dislocata lungo la base del triangolo equilatero, è l’eroe per eccellenza del corpus testuale di Colombati. La catarsi di Giovanni Migliore avviene (uno dei momenti più toccanti del romanzo) quando Giovanni dichiara di essere omosessuale a sua padre. È lì che si compie il salto in avanti della struttura dei nuclei tematici, è lì che l’intreccio ha una sua risoluzione testuale. Lungo la base, a riempire i vertici B e C, i due sconfitti. Da una parte Luigi Dodo, la cui presenza nel romanzo coincide con una progressiva crescita della sua perversione sessuale. La sua incarcerazione rappresenta l’antitesi della rinascita, la vittoria del male, l’essere invertiti che va punito con una condanna a tutti visibile. La sconfitta di Luigi Dodo è contestuale, ossia si realizza nel testo per essere da esempio al contesto, a tutti i lettori empirici (io, tu, voi) che prendono tra le mani il romanzo dalla copertina rossa. Dulcis in fundo, Antonio Baldini, rappresentante del vertice C. Leggiamo a pagina 428, ancora: “La Storia ha voluto ripetersi. Ciò che avviene a me, qui, ora, è già accaduto a un altro, in un latro paese, poco meno di settant’anni fa”. A cosa si rifersice Baldini? A pagina 284 Alonso Barrulho conclude il suo testamento: “Nulla mi è parso esserci davvero. Così ho capito che tutto ciò che mi circonda, adesso, non ha un nome: è un nome, solo il sostantivo che gli attribuisce la nostra lingua, la profondità che gli dà il nostro occhio. Mentre non esiste niente, nemmeno noi, neanche le parole”. Perceber, 12 febbraio 1936. Si identifica Baldini con Barrulho, il quale, nella città nella quale sono banditi il Bianco, il Silenzio e lo Zero, si scontra con il nulla, determinando la sua stessa condanna a morte. Baldini, nelle ultime pagine del romanzo, prende atto dell’impossibilità di realizzare il suo progetto topografico immenso, una sorta di rappresentazione tridimensionale di tutta Roma. Ma, come già detto sopra, “il Piano di Baldini e Perceber sembrerebbero alla fine coincidere: basti vedere l’unico punto del Piano che ci viene messo a disposizione: altro non è che lo Schema del trentesimo episodio del romanzo”. La sconfitta di Baldini, quindi, è metatestuale, si realizza nella determinazione sintattica di un testo che discorsivizza lo stesso testo, completandosi poi nell’ammissione della fallibilità dell’operazione.

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