Gianni Clerici, Già malati al primo Slam (15 gennaio 1989 su “La Repubblica)

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Gianni Clerici
Già malati al primo Slam

I CAMPIONATI Internazionali d’ Australia, che iniziano domani al Flinders Park di Melbourne, sono la prima prova del Grande Slam, che comprende Roland Garros, Wimbledon, Flushing Meadows. Iniziato nel 1905, il torneo aveva dovuto attendere 23 anni per applaudire un vincitore straniero, Jean Borotra. Alla testa dello squadrone parigino del Racing, l’ ora novantenne Borotra aveva affrontato la circumnavigazione di ben quattro settimane, per scoprire gli ottimi campi in erba australiani, ma soprattutto per propagandare pompe di benzina delle quali era rappresentante. I giocatori di quei tempi erano, beninteso, purissimi dilettanti. La visita di Borotra lasciò tracce nel libro dei record, e nel cuore di un paio di ragazze, ma si dovette attendere il 1933 perché il torneo acquistasse un maggior rilievo. Furono paradossalmente i giornalisti americani John Kieran e Allison Danzig ad offrire una patente di nobiltà agli Australian Championship. Prima della finale dei campionati d’ America del ‘ 33, i due scrissero che se l’ australiano Crawford li avesse vinti, avrebbe realizzato su un campo da tennis un Grande Slam, in zona e contrato, come dicono i bridgisti. Craword non ci riuscì, ma l’ idea era tanto buona che restò nell’ aria finché Donald Budge riuscì a darle corpo, col suo quadruplice successo nel 1938. La collocazione in gennaio aiutò molto il torneo, sino al 1977, quando per ragioni di calendario diventò il quarto dell’ anno. Questo demotivò i grandi, declassò la prova. E’ infatti ovvio che in gennaio una decina di puri folli può pensare di vincere i quattro grandi campionati, ma è altrettanto ovvio che, a dicembre, a sperare ce n’ è rimasto soltanto uno, o neppure quello. I Campionati d’ Australia subirono anche la crescente concorrenza del tennis indoor, e sarebbero insomma finiti come gli Internazionali romani o anche peggio, se i dirigenti di laggiù non avessero avuto il coraggio di abbandonare i vecchi campi in erba dello stadio Kooyong per un complesso nuovo di zecca, alle soglie della città, Flinders Park. E’ questo l’ unico stadio al mondo dotato di un tetto apribile, e nonostante certe contestazioni dei tennisti, non si può negare che simile opera di grande ingegneria ben rappresenti la sfavillante griffe del torneo. Le discussioni per il nuovo fondo hanno preso non meno di tre anni, e hanno addirittura condotto ad accusare il presidente australiano Tobyn di interessi privati in atto pubblico. Non ho ancora provato quel campo, sul quale il sottofondo in cemento è ammorbidito da uno strato elastico. E’ comunque certo che la sua base rigida non è certo ideale per il gran numero di ex-malati e di convalescenti, che non possono comunque permettersi di saltare una prova tanto importante. Tra questi il più incerto sembra Mats Wilander, il cui misterioso male alle tibie necessiterebbe sì l’ estate australe, ma anche gli abbandoni di una spiaggia. Intervistato dal decano degli scribi vichinghi, Torsten Tegner, Mats ha trovato modo di ingannarlo, inducendolo a tracciare un sorridente profilo in cui si racconta che quando c’ è la salute c’ è tutto. L’ anno passato, Wilander iniziò la trionfale annata che doveva condurlo a tre quarti di Slam proprio sotto la volta del neonato Flinders Park. Ora sento dire al campione del mondo che il torneo è un test. Dolessero ancora le tibie, l’ infaticabile maratoneta prenderebbe in considerazione un riposo pigrissimo, magari sei mesi. Con i ritmi di oggi, sono distacchi quasi proibitivi, anche per un equilibratissimo giovanotto di 24 anni. Pure Borg abbandonò per un semestre, ed eccolo qui, coniugato Bertè. Dopo l’ alt, McEnroe sta ancora lottando per ritornare primo ma, con tutta l’ ammirazione, non lo vedo nemmeno secondo. Insieme a Wilander ritornano vari convalescenti di lusso, da Becker (piede) a Cash (tendine), da Mecir (vertebra) a Leconte (caviglia). E’ lapalissiano che la loro guarigione, completa o meno, influirà moltissimo sui risultati. Tre infortuni, l’ anno passato, furono un tale handicap, per il campione del mondo Lendl, da non fargli vincere niente di grosso. Si capisce quindi che il tennis sia sempre più uno sport per asini vivi, se mi si passa la rozza citazione. Ho davanti a me soltanto i primi turni dei sedici favoriti, e non posso quindi fare un’ analisi attenta delle mine vaganti, tipo quel Woodford che potrebbe rimandare a Parigi Noah sin dalla prima giornata. L’ impressione è che il quarto di tabellone migliore sia quello di Becker e cioè il secondo quarto dall’ alto. Maggiori trappole nella metà bassa, che potrebbe addirittura offrire Edberg-Cash, la finale di due anni fa, negli ottavi! E’ certo un buon torneo, l’ Australian Open, ma non vale gli altri tre grandi, nonostante la data sia ritornata quella di una volta. Infatti, la sedicesima testa di serie maschile, Mansdorf è il numero 26 del mondo, e quella femminile, l’ australiana Provis, il numero 33. Il torneo maschile è comunque più duro e incerto di quello femminile, che ha una favorita come Steffi Graff. Soltanto due ragazzi e quattro nostre ragazze si sono avventurati laggiù. Mentre ci sono 23 tedeschi, 20 svedesi, 16 francesi, 12 cecoslovacchi, e addirittura 10 olandesi. Nell’ inviare auguri al povero Panatta, che viaggia in stampelle, non posso sottolineare un simbolo tanto evidente del nostro sfascio. Incurante di ciò, il Presidente Galgani batte i sentieri dei circoli italiani, e si prepara ad essere rieletto.
L’ ITALIA CON LA REGGI
QUESTI i match degli italiani. Nel primo turno qualche possibilità sia per Nargiso che per Pozzi. Nargiso numero 90 contro Reneberg (Usa) 128, il vincitore incontrerà Cash. Pozzi 165 contro Graab (Usa) 91. In campo femminile, Raffaella Reggi testa di serie numero 13 contro Stacey. Golarsa 79 contro Bowes (Usa) 59. Bonsignori 99 contro Meier (Germania Ovest) 98. Caverzasio, 108, contro Simpson (Canada) 132.

15 gennaio 1989, La Repubblica

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