Rossano Astremo, Questo è il mio inferno (riscrittura in versi di Canti del Caos di Antonio Moresco – 2003)

Antonio_Moresco-e1300739641866
Questo è il mio inferno.
Riscrittura in versi dai “Canti del Caos” di Antonio Moresco.
Rossano Astremo

Lettore irredento,
se tu sei uno di quelli
che aspettano ancora il capolavoro
ecco qui per te uno scrittore che si è messo
in testa di scrivere un capolavoro.
Sono pronto a parlarvi del mio inferno
E non ho intenzione di risparmiare parole,
perché le parole non si pagano
in quest’epoca dove ogni briciola
delle vostre membra ha un prezzo
non scontato, ha un prezzo assoluto da pagare
e nessuno ha più la possibilità di fuggire.
Questo è il mio inferno,
il mio delirio di cento, duecento righe,
ora non sto lì a contare,
questo è il mio mestiere,
sbatto la testa, creo rette sghembe,
mi muovo al contrario, fraziono i miei capelli,
mi infilo gli spilli nell’anima
e saltello all’unisono nelle congetture
inghiottite con forza.
Questo è il mio inferno,
ho la bocca smisurata che sembra un imbuto,
ho un tremore tra le gambe che non so contenere,
ho la mia musa nel taschino da accudire,
ho la mia musa nel cantuccio che si espande,
si dilata, spalma la crema sulla schiena,
sui glutei, tra le cosce,
ho la mia musa che comincia a godere,
in questo viaggio per nulla naturale,
in questo viaggio minore, sincopato,
distorto come il suo corpo nudo che dondola,
tra tette e fica si snida,
nella luce elettrica si cancella,
lentamente, sempre più lentamente si cancella.
Questo è il mio inferno,
con puttane e clown che corrono,
donatori di semi che si sbattono,
rubano, tra i rumori di uno spento palcoscenico
vomitano, per poi rialzarsi e nuovamente rantolare,
con sacerdoti pederasti che brindano,
nascosti nell’innocenza bruciata di piccoli che subiscono,
inculati soffrono, in questa immoralità decadente scompaiono,
con la notte dalla bocca allargata, inginocchiata,
spalancata, tra auto che sfrecciano
in strade deserte, su finestrini abbassati,
impastati insanguinati, dentro tubi flosci
imbottiti, dentro pasticche per far rizzare cazzi,
dentro pezzi di carne gonfiati, sventolati,
mangiati con goduria irrazionale, scomposta,
ritmata, a tratti deflagrata, subordinata.
Questo è il mio inferno,
con tutti questi attori da commedia sdolcinata
che vanno via arrapati, battono le strade
in cerca di qualcuno ancora in giro da buttare per terra,
da stuprare, con un’immagine da trasmettere per sempre,
solo questo, per sempre, a inquadratura fissa,
progressivamente su tutte le televisioni del mondo,
su tutti i canali, inglobando a poco a poco
tutte le altre trasmissioni, tutte le altre immagini, infine,
per sempre, tutti a fissare alla fine solo quel taglio
nella bolla del video, in tutto il pianeta,
trasmessa nello spazio da tutti i ripetitori,
i satelliti, le astronavi, su tutti gli altri pianeti,
persino su quelli dove arriverà tra milioni e milioni di anni,
solo quella e nient’altro, tutto in fuga verso quest’immagine
concentrata, essenziale, tutto dentro quest’immagine
terminale, potenziale, le altre immagini, tutto, cose, persone,
tutte le loro immagini potenziali,
tutto quanto dentro, a capofitto.
Questo è il mio inferno,
questo inferno che perde anima
non collegata a corpo e si getta, si scaglia,
su TV senza colori, su PC senza dolore,
su radio a frequenze slabbrate, sfondate,
nel cuneo dell’amore non sintonizzate,
negli intestini oscuri, duri, fottuti e goduti
di questo luogo che ci fa ansimare, soffrire,
lentamente, lentamente morire.
Io non so perché la mia voce erompe
così dal mio corpo.
Me ne sto fermo, non muovo quasi la bocca,
non ho idea di cosa succeda nel frattempo
dentro il mio corpo, mentre emetto questi suoni vocali,
indistinguibili dalla respirazione,
che si ostinano tutti quanti a chiamare parole,
come nel primo grido respiratorio, nella catastrofe della nascita.
Strappo l’ossigeno al resto del nostro spazio
imprigionato nell’atmosfera,
con tutta la massa polmonare portata al collasso.
Il mio corpo si scuoto per l’espansione dei polmoni
e della cassa toracica e la contrazione dei muscoli
intercostali, del diaframma, tutto il mio organismo
elasticamente si espande, il mio busto si erge,
la mia testa si arrovescia per innestarsi in altri spazi più grandi,
le mie palpebre si abbassano, socchiudo gli occhi,
la pupilla sale verso l’alto, si scorge solo
il filo delle bianche lunette delle cornee.
Questo è il mio inferno,
si cala, si cala in velocità
verso l’abisso, verso il nero più assoluto,
verso il nero che spinge alla follia,
verso il nero che dona l’assoluta malattia,
con personaggi espansi, molteplici, allitteranti,
pronti a popolare questo imbuto per nulla asfaltato,
con individui che tra le fiamme esultano,
nel peso dei fuochi ardenti soffrono, decadono,
si inzuppano di unguenti per poi elidersi,
per poi consumarsi, nel battito del peccato deflagrarsi.
Stiamo convergendo da tutte le parti verso quel punto,
sui nostri lunghi arti che si stagliano nella notte,
i nostri cazzi fosforescenti, giganti,
spinti in fuori dall’osso pubico puntato in avanti,
per questa corsa crescente, come schiera di insetti
che vengono avanti in formazione,
coi loro pungiglioni innestati
nel brulicare dell’aria messa in fermentazione,
da una miriade di ali trasparenti, innervate.
Questo è il mio inferno,
discendo verticale nel punto dove tutto comincia,
dove tutto ha inizio, nello spazio e nel tempo siderale,
nello spazio tempo contorto, distorto,
tutto si sta spingendo oltre,
tutto si sta spingendo verso quel luogo
che mi lascia senza parole, senza fiatare.
Ora tutte le figure sono ferme, nell’aria ferma,
le due masse di corpi sono ormai l’una di fronte all’altra,
una donna urla, con la bocca spalancata, bloccata,
l’aria è ferma nella sua sacca polmonare d’atmosfera,
i messaggeri sono pronti a ripetere l’annuncio,
con le loro grandi bocche vermiglie,
stiamo aspettando tutti questa torsione epocale,
quest’annuncio, d’ora in poi ci sarà solo questo
tempo immobile, esploso, fino alla fine.
Il vostro tempo è finito.
È cominciato il mio.

Annunci

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...