Ivano Ferrari, “La morte moglie” (Einaudi, 2013): alcune poesie

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Ivano Ferrari

da “La morte moglie” (Einaudi, 2013)

 

Aiuto, aiuto
si spolpa la parola e non c’è silenzio,
sono io che sto scrivendo,
aiuto, aiuto
macchi d’inchiostro le mie vene
sei la fine di ogni nome.

*

Spoglia
com’è di ogni bene
arriva la luce
sei sola e sembri l’universo
che scaccola da ore i suoi buchi neri

*

Vagabondo nella minestra tiepida
sei spazientita dalla mia bocca lenta
che indugia su verdure color fiele
escono dalle stretture dei denti gocce
scrosci, imprendibili risucchi, le merde
c’est ma cuisinière.

*
Non hai la faccia
che avevi un’ora fa
i lineamenti si sono mossi
si tratta di staccare ogni parola
dalla carne
per dire cosa fa gola a un uomo.
*
Oddio perdona l’istinto come meta
e il malinconico equipaggio di queste cantilene,
un leggero fiato si posa sulle tende bianche
la palla del bambino è andata sulla merda
il bambino chiede palla alla merda.

*

Sei tu la materia che mi converte
che sanguina docile negli occhi
si è spenta l’ombra
il corpo invece piroetta in aria
e come avessero una testa sola inseguono
due o tre fiori domenicali
eppure la paura non è niente di intero
la pace non contiene nulla.

 

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