Rossano Astremo, Ho sognato mio nonno che faceva sesso con una mia compagna di liceo: racconto del 2002

art3
Rossano Astremo
HO SOGNATO MIO NONNO CHE FACEVA SESSO CON UNA MIA COMPAGNA DI LICEO

Uno

Cado in un vortice senza fine, ho perso corpo e pensieri, vuoto dentro come un otre nelle mani di un vecchio ubriacone. Sono ore che i miei occhi fissano lo schermo del televisore 24 pollici, passano fotogrammi indecifrabili, fotogrammi non captati dai miei stanchi sensori, immagini su immagini si sovrappongono sulla mia retina, non ne capisco il significato, non comprendo assolutamente il senso. Continuo a sorseggiare la mia birra ghiacciata con uno strano rumore tra le orecchie, con scene omosex che si susseguono sullo schermo, con il volume a palla che sbriciola ogni mio brandello di livida attenzione. Spengo svogliatamente il televisore, vado un attimo in bagno a riempire il vaso di urine, incomincio a destarmi dallo stato di assoluta nullità, metto nel mio lettore Grace di Jeff Buckley e la mia disperazione che si coagula con la sua voce perversa da uomo puttana. La birra è finita. Sento la necessità di nuova provvista alcolica. Grace svanisce lentamente, le sue note lasciano spazio ad un orrendo vuoto sonoro. Ho spento il lettore e sono già dal vecchio Carlo a prendere una doppia confezione da sei della mia bionda preferita. Ritorno nel mio cesso di casa, mi guardo allo specchio del mio bagno, occhi rossi come genitali femminili durante il ciclo, lunghi capelli neri che mi coprono lo scarnito volto. Ho perso molti chili ultimamente, dovrei tornare al mio paese, ma adesso non posso, a Settembre devo dare assolutamente due esami. Lettere Moderne, a cosa ti serve studiare la letteratura, perché non ti iscrivi a Ingegneria Elettronica, trovi un posto di lavoro immediatamente, ti sistemi e ‘fanculo a Dante e ai suoi amici omosessuali. Aveva ragione mio padre. No, non puoi rinchiuderti tutto il giorno in questo cesso. Oggi si tiene un interessante convegno sulla retorica in Nietzsche. È venuta l’ora di radermi. Lametta arrugginita e schiuma da barba alla mano inizio a spalmare il mio viso con sostanza appiccicosa e puzzolente. Prima di far scivolare le due lame sulla mia pelle carico il mio lettore con l’esplosiva miscela degli Smashing Pumpkins che suonano Bullet with butterfly wings. Le casse iniziano a vibrare seguendo percorsi isterici. Cazzo, mi son tagliato il labbro inferiore. Il sangue inizia a sgorgare. Dove sono i cerotti? Avrò dei cerotti in questa casa? Mi tampono con della carta igienica arrotolata. La carta igienica maxi-assorbente arrotolata è tutta rossa, mi sciacquo il volto con un po’ di acqua gelida, tampono la ferita con un po’ d’ovatta. La giornata inizia nei migliori dei modi. 8:27 del mattino, orario non certamente usuale per una birra, ma non ho voglia di pormi questi problemi. Prendo la mia birra dal frigo e inizio a sorseggiarla voracemente mentre nel contempo indosso un paio di slip bianchi con un bel buco sulla chiappa sinistra. Questi jeans andranno benone. Cazzo! Una macchia sulla tasca destra. Forse sperma. No, è il gelato dell’altra sera. Se indosso una camicia abbastanza lunga la macchia verrà coperta o forse è meglio infilarmi la polo nera che mi ha regalato mia nonna un paio di anni fa. Ho finito di sorseggiare la birra. No, niente polo, questa camicia nera è perfetta. Dovrei pulirmi le scarpe ma non c’è tempo. Devo muovermi. Il convegno inizia alle nove .

Due

Siamo solo alle prime ore del mattino e già si respira un’aria tropicale. Giornata di luglio asfissiante, popolata solo da sfortunati studenti universitari sotto stress per gli esami. Tutti i negozianti sono in ferie e qui regna un gran mortorio. Devo accelerare il passo per non perdere l’inizio del convegno, ma i miei piedi si susseguono amorfi e con questa andatura arriverò per ultimo e quando entrerò in sala tutti sposteranno la loro attenzione dalle interessanti parole di qualche vecchio professore peloso ossessionato dalla figura di Nietzsche al mio volto appena rasato e ricolmo di puzzolente sudore. Sarà, poi, tanto interessante questo convegno? Ho i miei dubbi. Ho letto che il primo ad intervenire esporrà ai presenti il suo ultimo lavoro critico sul Superuomo. il Superuomo è colui il quale prende coscienza della falsità che la religione e la morale ci propinano e come conseguenza proclama la morte di Dio e attua una completa alterazione di tutti i valori. Sono le 9:12. Fanculo, dico fanculo a Nietzsche e al suo Superuomo. Penso che andrò ad ascoltare un paio di dischi al Pick Up. Entro prima in questo bar a bere una fresca birra, per cercare di eliminare la calura che mi distrugge. Senti, amico, io la birra te la do volentieri, ma spiegami come fai a berla alle nove del mattino. Non preoccuparti sono abituato. Ma perché sti coglioni di baristi non si infilano i loro cazzi nel buco più sacro. Finisco la birra in pochi sorsi. Per bere una birra di 66 cl ho notato che di media impiego quattro sorsi. Accetto sfidanti in grado di fare di meglio. La testa mi inizia a girare un po’. Il fatto è che non reggo più tanto l’alcol. Bla bla bla, stronze parole del barista. Qual è adesso la strada per il Pick up? Ah, certo, la perpendicolare della libreria di Francesco. Alcune volte orientamento zero. Unz-tunz-unz-tunz. Entro nel negozio e le gambe non si reggono al meglio sulle proprie caviglie. Devo fare più attenzione ai movimenti del mio corpo. Non vorrei fare una figura di merda, tipo cadere per terra davanti tutta questa gente. È la troppa birra o forse la strada macinata. Lo scooter mi si è rotto da un paio di mesi. Ciao. Senti, vorrei ascoltare Amnesiac dei Radiohead. Tutti mi dicono che è un ottimo album. Beh, è da qualche anno che i Radiohead sfornano ottimi album. Certo, certo, passami sto cazzo di CD. Perché ci metti tanto? Ah, grazie. Prendo il compact disc, sperando di ascoltare buona musica. Vortice labirintico di emozioni, traccia numero 5 Knives out, chiudo gli occhi per captare ogni palpitante sensazione che giunge dalle grandi cuffie alle mie orecchie, stato surreale di indefinibile proporzione, corpo che perde il contatto con il pavimento sottostante scivolando in uno stato di contorcimenti mentali. Thom, continua non fermarti, non adesso. In questo momento sono nella tua testa macinando sensazioni di alienazione e sconfitta. Compro il disco. 9:27. Sono con il culo nuovamente sulla strada e non so come trascorrere il mio tempo. Vacuità del tutto.

Tre

Bar. Un altro. Birra ghiacciata scivola via veloce. Pago . Dammi il resto. Calda giornata di luglio. Umidità vertiginosa. Piccole fanciulle liceali in vacanza che sgambettano seminude alla ricerca di una fontana dove poter bagnare e rinfrescare le loro vergini labbra. Che ore sono? Mi dispiace, non uso l’orologio. Sì, ma quello che hai al polso cos’è? Pel caso mi vuoi plendere pel culo? Senti, non amo prendere per culo la gente. Ho solo dimenticato di aver messo l’orologio stamattina. Non mi capita spesso di portarmelo dietro. Cazzo, ma perché devo dare spiegazioni ad uno stupido cinese che a malapena conosco ?! Mi siedo. Ho caldo. Sudo. Mi alzo. Potrei leggere un quotidiano. Il Manifesto. Esaurito, mi dispiace. Cosa prendo adesso? Liberazione. Mi dispiace, esaurito. Cazzo, mi dia qualcosa da leggere che dica cose di sinistra. No, no, l’Unità no. Ok, ok, non fa nulla non si preoccupi. Lo so, lo so che l’Unità è un ottimo giornale. Ma mi è passata la voglia di leggere Il caldo, il caldo è asfissiante non trova. Non ho nulla da leggere. Lontano dal giornalaio. Senso di vuotezza intellettuale. Vado a casa a studiare o mi vado a ubriacare? No, è troppo presto per la seconda ipotesi. È troppo presto. Trovo una panchina dove potermi riposare e proteggere da questa afosa mattinata. 9:45. Il mio culo è al riparo dai raggi solari che picchiano forti. Non farmi la pipì sulle scarpe. Quello stronzo cieco del padrone potrebbe anche controllare dove il suo cucciolo lascia sgradevoli ricordini. Vorrei chiudere gli occhi e farmi un riposino con i fiocchi, anzi vado a fare una visita a quella mezza sega di Fabio, sempre con la speranza di trovarlo sveglio.
Con questo caldo come si fa a dormire sino a tardi! Dai, è ora di alzarsi da questa oasi per affrontare il deserto che innanzi a te si estende. Avrei forse dovuto indossare i sandali che mia madre ha comprato dal mercatino del mio paese. E non guardarmi in questo modo perché potrei innamorarmi di te e non sarebbe certo facile sbarazzarsi della mia presenza. Quel gruppo di ragazzi sta suonando una canzone dei Pink Floyd, Money. Due chitarre, tante voci, molte belle fanciulle e tanta voglia di divertirsi. Mi siedo anche io sugli scalini di una chiesa sconsacrata per ascoltarli. Si prosegue con il classico di Bob Marley, Sun is shining, ma ne ho già piene le scatole di questa tipa non intonata che mi urla penosamente nelle orecchie. Fabio sto arrivando.

Quattro

Busso alla sua porta. Ciao, chi sei? Ciao, sono un amico di Fabio. Una formosa bionda viene ad aprire la porta. Immagine da copertina di Playboy. Certo, entra pure. Fabio è sotto la doccia. Qual è il tuo nome? Leo. Piacere Leo. Io sono Barbara. Interessante conversazione, non certamente per gli argomenti toccati, semplici preliminari di un rapporto di subdola amicizia, quanto soprattutto per la rara bellezza degli occhi di questa ragazza. Fabio esce dal bagno con solo un asciugamano che gli copre il culo. Oh, Leo da quanto tempo! Beh, un paio di settimane non è un tempo eccessivo. Abbiamo evidentemente una cognizione soggettiva quindi differente di percepire i fenomeni temporali. Dimenticavo la vena polemica di Fabio derivante dai suoi eccessivi carichi di lavoro su testi di filosofia. Mette ogni cosa in discussione, anche la più insignificante. Leo a cosa pensi! Ti vedo un po’ assorto. Scommetto che sei destabilizzato dal bel culo della mia Barbara. Se vuoi te la presto. No, no, ero solo perso tra i miei pensieri. Sei la solita testa di cazzo tra le nuvole, vieni a bussare a casa mia ad orari stranamente mattutini, ti piazzi a fissare il culo di Barbara per minuti interi e poi hai anche la faccia di dirmi che sei assorto perso o cos’altro tra i tuoi pensieri. Cosa ho pensato: amico, il culo della tua bionda non mi interessa, sono stanco dei tuoi discorsi pieni di una polemica vacua e retorica, per nulla costruttiva, sei solo un fallito studente in filosofia che cerca di celare il suo essere feccia dietro discorsi ampollosi, inverosimili, non siamo tanto diversi poi io e te, allora perché ti dai tante aree. Cosa ho detto: Fabio non scaldarti in questo modo, ero solo passato qui davanti e ho visto l’antenna della tua Tv sradicata, saranno state le vorticose folate di vento dell’altra notte, ti volevo solo avvertire, vado di fretta, devo salutarti, sì, ma conto di rivederti presto. Ok, Leo a presto. Ciao Leo. Ciao Barbara. Esco da casa di Fabio molto risollevato. 10:16 e vago nel caldo atroce della mattina con una sete colossale. Birretta, perché no, entro in un locale grigio dove ubriacarsi costa molto meno di locali per borghesi in stato di putrefazione mentale. Birra ghiacciata. Birra in arrivo. Intravedo l’assenza di gelide sensazioni nella birra, la prendo tra le mani, mi prende lo sconforto a causa dell’impossibilità di dissetarsi, mi prende una sensazione improvvisa di disidratazione. Fresca abbastanza, ma che fresca , senti, tieni i soldi e anche la birra. Vado a bere la birra ghiacciata che mi attende a casa. Caldo atroce. Nulla da fare. Meglio tornare alla mia umile dimora iniettandomi alcol e buoni dischi nelle vene. Tre volte lacrime dei Diaframma. Note distorte di Federico Fiumani echeggiano nel vuoto serbatoio della mia mente.

Cinque

Salire queste scale diviene sempre più difficile. Apro la porta e vedo solo schifo in giro, il letto disfatto, i pantaloni che si trovano sulla la cucina, vicino il contenitore del caffè che aperto ha perso ormai ogni aroma. Penso che oggi cucinerò quei fagioli in scatola con un po’ di piccante. Adoro il peperoncino piccante. Sulla sinistra intravedo il bagno, ho bisogno di fare la pipì. Che sbadato! Ho dimenticato di tirare lo scarico questa mattina. Può succedere a chiunque. Questa volta lo scarico svolge il suo mestiere. Vediamo com’è la mia birra. Apro il frigo. Sono soddisfatto del mio frigorifero. Birra gelata. Metto su un CD degli Scisma. Rosemary Plexiglass, surreali note giungono alle mie orecchie: Vorrei ubriacarmi con te goderti fino al mattino per sublimare l’agreste bisogno di svendere fluidità Birra sgorga violentemente nella mia pancia gonfia. Musica e alcol, miscela esplosiva per poter evadere dal sistema razionale del mondo che mi distrugge, ci distrugge, stato di mentale incoscienza, stato all’interno del quale ogni pensiero è sostituito da una vuota astrazione concettuale, parole vuote nella vuotezza della forma, dove sei silenzio, ho perso un po’ la cognizione di ciò che mi circonda, colpa forse della quarta birra che sorseggio consecutivamente o forse colpa di questa mia precisa volontà di sottrarmi al grigiore della quotidianità, ma basta analizzarmi, forse dovrei riposare, sono un po’ troppo sbronzo, il CD degli Scisma è un ottimo lavoro di rock onirico. Mi gira la testa e sono molto stanco. Avrò la forza per tirare lo scarico? Se mi dimentico posso sempre scaricare dopo, quando sarò più lucido nei movimenti. Tiro fuori il pisello moscio che inizia a far scivolare nel water il suo bianco liquido. Bevendo birra la pipì perde il suo colore giallognolo. Cazzo, ma quanto dura sta pisciata, dai sbrigati, torna dentro, siamo solo io e te in questo mondo, sto per prendere sonno con la testa appoggiata sul mio cesso, devo fare centro, in queste condizioni non è mica semplice fare centro, penso di aver invaso tutto il bagno di piscio, lo pulirò dopo forse, lo pulirò dopo, spero di ricordarmene. Rimetto il pene al suo posto e corro a scaraventarmi sul mio letto. 10:58. Stacco la spina per un po’.

Sei

Ho sognato un cane rognoso che mi mordeva il culo. Aveva tante pulci e faceva strani versi con la sua bocca schifosa. Ho sognato mio nonno che faceva del sesso con una mia compagna di liceo, quella troia di Luana, mio nonno ha novantatré anni ma nel sogno sembrava piuttosto arzillo a muovere il suo pisello tra i seni prorompenti della giovane fanciulla. Ho sognato l’esame di filologia romanza, ero interrogato in un campo da tennis e, mentre cercavo di rispondere alle domande con la mia solita persuasiva cadenza, palle da tennis attraversavano il campo e io ero costretto a spostarmi. Che vuol dire dottore? Sono malato? Non sono riuscito a vedere chi lanciava quelle palline a folle velocità. Come posso rimuovere tutto, dottore? Dovrò fare una cura drastica? perderò i capelli? Ho sognato che venivo preso a calci e pugni da quattro fottuti drogati che hanno cercato di sodomizzarmi barbaramente. Ci sono riusciti dottore? Dovrebbe forse controllare, non crede? Non riuscivo a difendermi. Quanta cattiveria nei loro occhi! Scena degna dell’Arancia Meccanica del maestro Kubrick. 12:24. Ho aperto gli occhi. Non sono più stanco come prima. Ho smaltito anche quello strano senso di estraniamento che in me genera l’alcol, sono nuovo e fresco come un bambino appena uscito dalle cosce materne, sono sudato, è necessario che mi faccia una doccia. Acqua gelata e bagnoschiuma alla menta. È così rinfrescante. Un’altra birra fresca prima di entrare nella doccia non sarebbe una cattiva idea. Ci aggiungo un po’ di Martini Rosso giusto per renderlo alcolicamente più gradevole. Una bella doccia e poi mi preparo da mangiare. Mangerò solo. Dottore, questo è sintomo di depressione? Se mi pongo il problema della solitudine è colpa della depressione? Ho bisogno di psicofarmaci? Mi dica, dottore? Non faccia quella faccia. Che schifo il mio bagno! Lo pulirò dopo la doccia. Forse. Acqua assolutamente ghiacciata o rischio di soffocarmi e di fare un nuovo bagno turco. Prendo lo shampoo antiforfora. Sempre meglio usarlo . Amo il bagnoschiuma alla menta. Tiro lo scarico. Bella pisciata. Posso mettermi sotto l’acqua. Fredda al punto giusto. Uno dei terrori più frequenti della mia infanzia era veder uscire dal buco della vasca da bagno qualche bel topo di fogna grosso quanto un gatto alla grassa, con la coda lunga quanto quella di un dinosauro, oppure vi è mai venuto in mente la possibilità che, mentre si è seduti sul water cercando di intrattenere il tempo leggendo l’etichetta di qualche bagnoschiuma o di qualche detersivo poggiato su un mobiletto affiancato al cesso, possa spuntare da dentro il buco qualche lucertolone o serpente velenoso pronto a infilarsi nei vostro foro preferito alla ricerca di nuove avventure? A me è capitato e alcune volte capita ancora. La fobia dei buchi neri mi uccide. Sciacquati bene i capelli. Odio i capelli pieni di schiuma. Non si pettinano per nulla bene. Non strofinarti troppo il pisello. Potresti provocarti una cattiva irritazione. A guardarlo bene sto bagno è proprio pietoso. Cosa preparo da mangiare? Ci penso dopo. We must never be apart. Note degli Smashing Pumpkins riecheggiano nella mia mente. Con quale asciugamano? Prendo quello nero o quello bianco? Quello bianco è certamente più difficile da pulire. Lavaggio delicato. Odio il lavaggio delicato. Quello nero allora. Se non asciugo i capelli forse riuscirò a sopravvivere a questo caldo infernale. Fammi ripulire un po’ questo schifo. Devo anche fare la lavatrice. Ho una sete infernale. Un’altra birra sarebbe l’ideale, ma poi corro il rischio di addormentarmi nuovamente. Vediamo se ho dell’acqua fresca nel frigo. Uova marcite. Dimentico sempre le uova per mesi interi. Barattolo di maionese. Amo mettere la maionese dovunque. Anche perché i suoi grassi mi mettono un po’ su. Tramezzini che ho comprato una settimana fa. Penso che possano ancora essere commestibili. C’è anche del tonno. Forse sarà ammuffito. Però le cose ammuffite se ben curate non sono da buttare via. Basta togliere quella patina grigia che si forma sopra. Neanche la più remota traccia di acqua bevibile.

Sette

Ennesima birra della giornata. Nel frattempo pensiamo a cosa cucinare. Oggi vorrei mangiare qualcosa di fresco. Un’insalata di riso sarebbe l’ideale, ma mi manca tutto e certo con questo caldo non ho intenzione di uscire per fare la spesa. Intravedo quei tramezzini schifosi aggirarsi per la mia pancia. Non riesco a pensare a null’altro che possa essere commestibile. Mentre preparo il mio pranzo ci vorrebbe della buona musica. C’è un pezzo degli Smashing Pumpkins che ogni volta lo ascolto mi fa rabbrividire, For Martha, struggente pezzo al pianoforte di Billy Corgan con una sensazione di vuoto e disperazione che inizia a diffondersi tra le pareti intrise di nicotina. Alcune canzoni riescono a esprimere ciò che tu vorresti dire, ma la limitatezza delle tue parole non te lo consente. If you have to go don’t say goodbye if you have to go don’t you cry. Tramezzini pronti per essere divorati. Birra gelata amata dal sottoscritto. La testa ruota vorticosamente attorno a me. Metto su School dei Nirvana per ridestarmi dallo stato di incosciente apatia e per poter mangiare con una velata allegrezza. Penso che sarebbe bello oggi andare a trovare Katia, studentessa modello di Ingegneria Meccanica con particolare predicazione per i grossi membri di sesso maschile, ragazza con la quale è possibile parlare di ogni cosa, è possibile divertirsi in ogni modo e passare un pomeriggio felice. Tolta la patina grigia che forma la muffa il tramezzino sembra fresco di giornata. La birra ti rinfresca sul momento, ma poi finisce con il farti sudare. La doccia che ho appena fatto non è servita a nulla. I’m so happy ‘cause today I’ve found my friend. Lithium e la voce di Cobain diventano strazianti e inizio ad urlare, a piangere e a esplodere come una bomba atomica, sono ubriaco al punto giusto e le note dei Nirvana imprimono in me tendenze suicide. L’inutilità di un uomo va proprio identificata nella sua incapacità di uccidersi. Una volta ho tracannato una quantità enorme di farmaci accompagnata da un ottimo gin e come unico risultato ho ottenuto una lunghissima diarrea, durata una settimana, che mi ha fatto perdere quattro cinque chili. Non ho mai cercato di impiccarmi perché non avrei il coraggio di lanciarmi da una sedia perdendo la possibilità di toccare terra. Sono un vigliacco. Ho raggiunto livelli di depressione indicibili, ma non avrei mai il coraggio di farla finita. Non mi va di pensare al suicidio. Accendo la radio. Ho beccato un pezzo dei Morcheeba. Adoro la cantante e il suo dolce volto nero, amo la sua sensuale voce, amo i testi delle loro canzoni e il sound della loro musica. I left my soul there down by the sea I lost control here living free.Ho voglia di essere cullato da Skie, di addormentarmi tra le sue braccia sognando un’infanzia felice, sognando di avere un cane con cui poter giocare e un piccolo fratello da picchiare, vivere sereno spensierato. Forse un’infanzia diversa avrebbe modificato la mia esistenza. 13:57. Solo schifosa musica techno. Odio questa musica priva di melodia e di armonia. Solo insensato rumore. Prepariamoci per andare a trovare Katia. Non posso mica andare in mutande. Vediamo, potrei indossare quel pantalone grigio e poi mettere quella polo bianca. No, questa non l’ho ricevuta da mia nonna. Con quel paio di scarpe nero certamente non sfiguro. Forse meglio chiamarla. Non vorrei fare la figura dell’idiota che si presenta a casa sua e magari lei è in compagnia del suo ultimo ragazzo o di qualche prorompente ragazza a consumare relazioni lesbiche. Ecco il numero: 0832/6669087. Occupato. Proverò nuovamente dopo essermi vestito. Magari porto una buona bottiglia di vino rosso. Giusto per passare piacevolmente il pomeriggio. Vada per il vino rosso. Vado a comprarlo da Carlo. Forse in un supermercato potrei spendere di meno. Ecco messa l’ultima scarpa. Mi fa male il pollice. Sono un po’ strette o forse ho indossato un paio di calze sbagliato. Cazzo, con le calze di spugna è normale! Ma non ho la forza di cambiarle nuovamente.0832/6669087. Suona. Ciao Katia, sono Leo, sì, certo sto benone, anche tu sembri passartela non male vero, non, non è successo nulla volevo chiederti cosa avevi in programma per il pomeriggio, no, certo, se stai studiando non fa niente, io con questo caldo ho una leggera repulsione per i libri, sì, ho molto da studiare, ma forse staccare un po’ la spina potrebbe fare bene ad entrambi, ok, ti prometto che non mi tratterrò per molto, tra un quarto d’ora sarò a casa tua.

Otto

Ecco sistemato il pomeriggio. Penso che andrò a comprare il vino da Carlo. È meglio scendere immediatamente o sarò in ritardo come al solito. Carlo, una bottiglia di buon vino rosso. Tieni amico, ma non bere troppo con questo caldo potresti collassare. Non preoccuparti e metti sul mio conto. Vaffanculo! quando hai intenzione di pagarmi? Ma perché ti fai tante seghe mentali? Verrai pagato subito. Non è la prima volta che con te faccio credito. Sì, ma questa volta la cifra è preoccupante e poi non so come farai a pagarmi visto che non hai uno straccio di lavoro. Con i soldi che mi manda mio padre cercherò di coprire il mio debito e di darti quel che ti spetta. Che rompicoglioni questo barista. Fammi accelerare il passo visto che Carlo mi ha fatto perdere minuti importanti, i preservativi sono al loro posto, non essere violento con lei, potresti farle del male gettando sul suo esile corpo la tua foia di uomo in astinenza, se sbagli qualche mossa e lei non riesce a godere beh amico sei sputtanato a vita, mai fidarsi delle troiette come Katia. Che bella casa! Troia e anche ricca. Alchimia perfetta. Suono alla porta, ma sono un po’ a disagio, del resto siamo usciti solo una volta e l’ho portata in pizzeria da Guido, poi l’ho accompagnata a casa mia e ho cercato di passare dal dialogo a qualcosa di fisicamente più coinvolgente, senza preservativo non lo faccio, certo corro un attimo in bagno non muoverti non andare via, confezione da sei di Settebello vuota, puttanaporcaputtana, niente da fare per quella sera e quindi dovetti soltanto tastare pesantemente il campo toccando il toccabile e godendo il godibile. Ciao Leo sono le due del pomeriggio e sei tanto elegante. Ti ringrazio del complimento, anche tu sei divina oggi. Indossa un pantaloncino nero che permette di ammirare le sue forme e un body bianco trasparente che non consente all’immaginazione di viaggiare molto. Ecco, ho portato anche da bere. Vino rosso di annata, lo vado a conservare in frigo. Certo che ti aspetto, non mi muoverei per nulla al mondo. La giornata inizia a divenire interessante. Katia Katia non ho nessuna intenzione di legarmi a te. Tutte le donne che ho portato a letto sono donne che poi ho portato nel mio cuore. Non so mentire con loro, non so fare lo stronzo, dovrei essere più stronzo. Ecco fatto. Come te la passi? Dopo quella sera non ci siamo più visti e non hai più chiamato al mio numero. Sì, lo so, ma sono stato impegnato con l’Università e cazzate del genere, comunque ho pensato molto spesso a quella sera, ricordo che hai ordinato una quattro stagioni e da bere una Coca Cola con tanto ghiaccio. Io ricordo il tuo particolare modo di baciare. Certo, certo anche questo è un dettaglio non secondario, così come non è secondario il tuo sensuale modo di toglierti i vestiti. Sì, ma poi da una serata carica di passione si è passati ad una serata che ha rasentato il grottesco. Certamente, la serata non è terminata nei migliori dei modi ma c’è sempre tempo per rifarsi…Cos’è una proposta indecente questa? Forse foorse fooorse. Iniziamo a baciarci, lei è così violentemente sensuale, con una mano cerca di spogliarmi con l’altra cerca di strapparmi i capelli, cerco di destreggiarmi come meglio posso, goduria infernale, goduria infernale, goduria infernale, le tolgo i pantaloncini le strappo il body e iniziamo il nostro pomeriggio di semplice sesso, caldo infernale, sono stanco, tanto stanco di saltarle addosso, ma lei sembra non averne abbastanza, ora è lei che si muove con voracità sul mio corpo e attendo di venire e rilassarmi finalmente, sto quasi per raggiungere l’orgasmo, anche lei sembra quasi sul punto di venire, i nostri corpi sono sempre più l’uno dentro l’altro, i nostri respiri sempre più penetranti, ultimo sublime sforzo ed ecco giunta l’estasi, ecco giunta l’estasiii, ecco giunta l’estasiiiiii… due corpi stremati sul letto, cercando di trovare attorno un po’ di ossigeno. Vado a prendere il vino. Ottima idea. Vederla nuda camminare per casa è una sensazione che mi richiama alla mente qualche film erotico d’autore. Sorseggio il mio vino guardandola negli occhi. Cos’hai da guardare. Niente, pensavo. Sbrigati a pensare allora, fra un po’ dovrebbe venire un mio amico con il quale cercherò di studiare. E il nostro pomeriggio da passare insieme? Solo cazzate! Allora mi hai preso per culo? Volevi scoparmi e liquidarmi. Farai la stessa cosa con il tuo amico studente? Troia ninfomane. Pensieri cattivi circolano nello stanco cranio. Ok, bevo il mio vino e vado via, ma potremmo rivederci stasera se ti fa piacere. No, Leo, preferisco per adesso non vederti più. Aspetta una mia chiamata. Ok, sono già fuori da casa sua, mi congedo con un semplice ciao accompagnato da un vaffanculo e da un silenzioso lurida sgualdrina ciucciacazzi. Ho voglia di tornare a casa e di ascoltare a tutto volume l’album delle Hole Life trough this per sentire la voce di Courtney Love vibrarmi nelle orecchie suggerendomi motivi di distruzione. Katia, mi ha usato. Non è per nulla confortante essere usato così dalle donne. Mi sento molto giù.

Nove

Eccomi giunto a casa. Che merda! Quando mi deciderò a fare una bella pulizia? Oggi no di certo. Birra ghiacciata accompagnata da una abbondante quantità di gin. Ho voglia di svuotarmi. Ho voglia di ritornare nell’utero della mamma ristabilendo la mia purezza primitiva. Ho voglia di leggere Kaddish di Allen Ginsberg e piangere violentemente. Inizio l’ascolto del CD delle Hole, solo vuoto, note suicide di Doll Parts entrano nella mia mente senza trovare ostacoli, voglio farla finita, pessimismo di impostazione leopardiana si radicalizza nei miei pensieri, voglia di farla finita mai accompagnata da una reale esecuzione, il mio atteggiamento mi ricorda tanto quello di un personaggio di un famosa opera di Samuel Beckett, istantanee di un possibile suicidio, un bel colpo di pistola nelle tempie o un colpo di fucile in bocca stile Cobain, cervello spappolato, pezzettini di cranio sparsi per il bianco divano, sangue appiccicato sulle mura della piccola stanza che crea dei quadri tipo tele di Pollock, poi, magari, dopo tanti giorni dalla mia scomparsa qualcuno potrebbe cercarmi, chi per esempio, qualcuno a cui devo dei soldi o mia madre che dopo tante telefonate senza risposta avvertirà polizia e compagnia bella, verranno ad aprire con forza la porta sbarrata e troveranno il mio corpo disteso sul tappeto persiano regalatomi da mia nonna e il volto sfigurato che lascia trasparire un ultimo esile sorriso, mia madre sarà costretta ad abbandonare il suo paese per riconoscere il mio corpo, una volta vistomi sicuramente perderà i sensi all’istante e una volta sveglia non farà altro che piangere e strapparsi i capelli dalla testa, triste immagine, continuo a bere birra accompagnata dal mio gin e a pensare al mio funerale, il funerale è il giorno in cui un morto può fare il resoconto sull’importanza della sua vita, la maestosità di un funerale è segno di una vita che ha lasciato tracce significative sulla terra, io non voglio nessuna messa celebrativa e santificante, non voglio nessun corteo, voglio solo essere seppellito nudo a diretto contatto con la terra, voglio che ci sia tutta la gente che mi ha voluto bene, voglio con me il romanzo Sulla Strada di Kerouac e il disco Grace di Jeff Buckley, troppo gin in questa birra, la testa inizia a girare, non vorrei collassare un’altra volta, chiudo tutte le finestre per eliminare ogni spiraglio di luce, accendo una candela profumata e provo a rilassarmi un po’, infilo nel lettore un Cd di Charlie Parker, perdere ogni contatto con ciò che mi circonda e respirare il silenzio, ho voglia di respirare il silenzio, note del sax del musicista nero vibrano nel mio petto, ho voglia di respirare il silenzio, il piano ruota e brilla gioisce e piange succhia e rutta note a tutta velocità, la mia serenità è perturbata da qualcosa, cazzo, qualcuno sta suonando alla porta. Che palle. 16:59. Chi può essere? Chi sei? Sono Claudio, apri stronzo. Aspetta un attimo, dammi il tempo di ricompormi e vengo ad aprire. Claudio è un io amico drogato, studente di lettere classiche e nonché rinomato spacciatore di hashish e marijuana nei bagni sotterranei dell’Università, un uomo di un certo rispetto. Come te la passi Leo? Cerco di sopravvivere nel migliore dei modi. A cosa devo questa visita? Niente, avevo voglia di un posto dove poter bere e fumare qualcosa. Sai che non fumo più, anche se mi è rimasto il vizio dell’alcol. Dai siediti sul divano, vado a prenderti qualcosa da bere. Cosa gli posso offrire da bere? Qualcosa di leggero è meglio. Ho visto che ha già due grandi occhi rossi. Ti va una birra? Perché no? Fresca, meglio se gelata. Torno dopo un paio di minuti e Claudio sta già rollando una sacrosanta canna di erba albanese di prima qualità. Posso fumare, vero? Ti vuoi fare un tiro? Dai un tiro non è un cazzo e poi questa roba merita di essere fumata, amico, questa è erba raffinatissima e provoca effetti sconvolgenti. Non voglio per nulla sconvolgermi. Claudio fuma e non rompere i coglioni! Inizia a parlarmi tra un tiro e l’altro dei suoi studi andati a puttane, non faccio un esame da quasi un anno, ma, cazzo, Lettere Classiche è l’unico corso che mi interessa, poi continua il suo monologo soffermandosi su una sua storia con una tipa che studia all’Accademia delle Belle Arti, una ragazza stranissima, ti giuro, con una particolare predisposizione per i ragionamenti contorti, ma mi faceva godere come solo una lirica dei Fiori del Male di Baudelaire di cui non ricordo il nome, lei lo ha lasciato perché stanca della routine della loro vita, uscire, ubriacarsi, fumare andare in discoteca, fare colazione all’alba, scopare, dormire, vita stressante, ma sicuramente troverai tante altre ragazze come lei, sì, ma lei mi ha fatto godere come mai nessuno, beh, se inserisci la componente ‘intesa sessuale’ mi metti un po’ in crisi, ma la tua sofferenza passerà e poi hai qui una spalla su cui piangere, terza birra per entrambi, la testa inizia a girare, parole escono dalle nostre bocche sbronze senza senso, consigli retorici e inutili vengono captati da Claudio con un’apparente attenzione. Ti devo lasciare, ho un appuntamento con due sedicenni vicino Porta San Biagio, sai devo dare loro una bella storia di quest’erba che ho fumato qui da te, gli affari prima di tutto. Claudio ha chiuso la porta, non mi ha dato nemmeno il tempo di salutarlo.18:11. Birra terminata. Carlo sto arrivando a fare una nuova provvista per la serata. Claudio deve aver preso una bella cotta per quella studentessa dell’Accademia, Lucia Luisa Lulù, un nome simile se non ricordo male, sono già con il culo fuori da casa e mi dirigo da Carlo, mi considererà un alcolizzato sicuramente però in compenso gli faccio guadagnare un po’ di soldi, anche se pago in ritardo. Un’altra bottiglia di vino? No Carlo, dammi una decina di birre. Per stasera penso possano bastare. Sai, oggi è una giornata talmente afosa che solo la birra ghiacciata può dissetarmi. Mi capisci, no? Certo, comunque anche di inverno bevi tanta birra e penso che il discorso del caldo venga a perdere la sua validità, In realtà, caro giovane, non me ne frega un cazzo se ti ubriachi dalla mattina alla sera, anzi adoro i clienti alcolizzati con cirrosi incipiente, ma ti prego pagami, perché giuro sul buco del culo di quella troia di tua madre che è l’ultima volta che ti faccio credito. Carlo, lascia perdere mia madre e comunque ti ripeto dammi solo un po’ di tempo e chiuderò i miei debiti con te. Pezzo di merda, nella mia testa frasi non elogiative per lo stronzo barista, pezzo di merda, cosa metti in mezzo mia madre, poi, maleducato rompicazzo. Metto la birra al fresco, vado a pisciare, il bagno è sempre meno accogliente, ma oggi non è certo una giornata dedita alle pulizie. The Queen is dead degli Smiths nel mio lettore. Divino complesso anni ottanta. Inizio a saltare per la stanza seguendo un ritmo forsennato, effetto della birra, lucida volontà di evasione, voglia di divertimento, accumulo vibrazioni, perdo pensieri, razionalità oramai lontana, voglia di fuga, di perdere contatto con la terra che calpesto, voglia di essere uno spirito che fa sanguinare la sua carne, voglia di ritornare vergine e puro nel nostro mondo infernale, voglia di note armoniose e piangenti, Bigmouth strikes again, Morrissey canta e io salto cercando positività, salto e non penso a nulla, ho solo voglia di scavare gli occhi alla mia solitudine, sono distrutto sfinito disteso sul mio letto quasi privo di coscienza, voglia di essere fuoco ardente pronto ad accendere quello che più odio, voglia di essere l’eterno Dio e di distruggere tutto con un semplice schiocco delle dita, voglia di fine, di eterna catastrofe, apocalittica e suadente sensazione. Alcune volte mi sembra di non essere vivo, mi sembra di essere qualcosa di immateriale, telecomandato da qualche malefico stregone, come se i miei pensieri fossero dettati dall’alto, vivere senza possedere la propria vita, quale è il nome di questa sensazione che mi attanaglia, stasera non so cosa fare, ho appena gettato la sveglia sullo stereo distruggendola, non amo There is a light that never goes out, mi mette troppa tristezza, forse rimarrò a casa ad ubriacarmi o forse avrò il coraggio di farla finita una volta per tutte.

Dieci

Chi può essere al telefono? Chi è quello stronzo che mi ha svegliato? Chi è ? Figlio di puttana sono Livio. Cosa fai di bello? Stavo dormendo. Scusa se ti ho disturbato ma, cazzo, addormentarsi alle otto di sera. Amo dormire alle otto di sera. Le tue solite stranezze. Senti, che programmi hai per la serata? Stavo pensando di suicidarmi con un bel colpo di fucile piantato nella gola. Sì, sì fai sempre il simpatico, perché invece non ci facciamo un giro dei locali giusto per importunare qualche liceale e bere un paio di drink insieme? L’idea mi alletta molto Livio. Allora passo da casa tua tra un quarto d’ora e non farmi aspettare come sempre un’ora dietro la porta. Ok, a tra poco. Livio, che tipo strano che sei, una volta, tipo un paio di anni fa, si presenta davanti a casa mia con un enorme sacco a pelo e urlando come al suo solito mi dice no non puoi rifiutare, non puoi temporeggiare, questa è un’occasione unica, prendi le prime cose che trovi sparse per casa e parti con me ti prego parti con me, io sopraffatto come sempre dal suo carisma non ci pensai mezza volta presi il mio sacco a pelo e mi feci trasportare dalla sua follia per le strade della nostra penisola, due tragicomiche settimane di autostop dove successero avventure inenarrabili, trovare un passaggio oggi è quasi impossibile, allora passammo giorni interi a camminare e a ubriacarci, a camminare e ubriacarci, esperienza travolgente, poi le notti passate a dormire sulle panchine e nelle stazioni con gli sbirri che ci prendevano sistematicamente a calci nelle costole, passare una serata con questo studente fuori corso di giurisprudenza, mio intimo amico sin dagli anni dell’adolescenza, era per me sempre un’esperienza da ripetere, ma si ripresenta il solito angustiante problema, cosa indosso? Ha parlato di serata da trascorrere tra locali, forse un abbigliamento da straccione non sarebbe l’ideale, questo pantalone verde militare non è poi da buttare, abbinato con una camicia nera o una camicia bianca, no, con quella bianca sembrerei un cameriere da ristorante cinese, io odio il cibo cinese, tartine di gamberetti, pollo fritto nella neve, verdure miste calde con pasta di sesamo piccante, polpette di maiale perlate insalata di broccoli e totani, meglio un bell’hamburger e una porzione gigante di patate con salsa piccante sopra in quantità industriale. Note degli Afterhours nella mente, Voglio un pensiero superficiale che renda la pelle splendida, sono proprio bello questa sera, piacersi è una meta fondamentale per stare bene con se stessi. Leo, sono arrivato, apri questa fottutissima porta! Aspetta un attimo, mi inciprio il naso e vengo ad aprirti, ecco fatto, come sei elegante, anche tu non sei troppo brutto, andiamo, ti va una birra prima, certo che sì, allora entra brutto stronzo, non mi piace essere chiamato stronzo, ma è uno stronzo amichevole, ok figlio di puttana, figlio di puttana amichevole, dammi questa cazzo di birra, calmati, non essere nervoso, ecco la tua birra, lo sai che questo divano è scomodo, non iniziare a farmi le tue stupide paranoie e piuttosto dimmi dove mi porti stasera, facciamo così, andiamo in giro poi con il tuo e il mio fascino facciamo nostre due minorenni le portiamo qui a casa tua così anche loro constateranno la scomodità del tuo divano bianco, basta con questa storia del mio divano e se è davvero insopportabile starci sopra perché non alzi il tuo culo e lo vai ad appoggiare da un’altra parte, non essere così irascibile cristo, forse è meglio andare, comunque la birra è gelata al punto giusto, ci alziamo, apro la porta, Livio esce, Leo esce. Inizia la serata. 20:39. Prima di tutto è necessario riscaldarsi un po’, sai, la mia timidezza non mi consente di andare da una ragazza sconosciuta e dirle le cazzate che si dicono per portarla a letto. Bene, allora andiamo da Carlo a farci due cocktail. No, da Carlo no, mi considera un alcolizzato di merda e poi gli devo una bella cifra. Secondo te sono alcolizzato? L’alcolismo è una malattia, tu ti senti malato? Fermiamoci a questo bar, non ho voglia di discorsi troppo seri, sì, sì fermiamoci qui. Il Paranà fa ottimi cocktail. Amico, preparaci i cocktail più alcolici che sei in grado di preparare. Problemi d’amore? No capo, ti stai sbagliando, abbiamo solo voglia di bere, bere tra amici. Leo non incazzarti, stava solo cercando di metterci a nostro agio. Io odio i baristi psicologi del cazzo, i baristi dovrebbero solo fare bene il loro lavoro, dovrebbero fare ubriacare bene la gente come me. Ci riuscirà, non preoccuparti. Bravo capo, prepara i nostri cocktail e non fare più lo stronzo con noi. Non ti sta più ascoltando. Il colore sembra interessante, ottimo direi. Bravo questo ragazzo, l’avevo giudicato male troppo in fretta. Non amo essere preso per culo da un ubriacone come te. Ok, ma io non amo essere chiamato ubriacone da uno stronzo barista come te. Io posso chiamarmi ubriacone, capito? Dai Leo non scaldarti tanto, bevi sto cazzo di cocktail e cambiamo aria. Non dirmi quello che devo o non devo fare. Quanti pensieri confusi mi girano per la testa, voglia di picchiarlo, voglia di ignorarlo, voglia di far saltare in aria quel buco di posto merdoso, voglia di prendere il bicchiere del cocktail e di infilarlo nel buco del suo culo sacro, invece prendo i soldi, glieli sbatto in faccio e gli volto le spalle emanando un rutto che rimbomba tra le pareti del locale.

Undici

La serata inizia nel migliore dei modi, vaffanculo, è stato inutile arrabbiarsi con quel frocio, sì, ma un pugno su quel naso di merda avrei voluto tirarlo, avrei voluto prendere il suo uccello e strapparglielo con le mani. Non essere così drastico, ti ha solo chiamato ubriacone. Vaffanculo anche a te, non è che stai lavorando come barista? Non fare lo stronzo, non c’è ancora nessuno per la strada. Sediamoci su quella panchina così scambiamo quattro chiacchiere. Sì, ma bisogna comprare una bottiglia di vino, non riesco a stare seduto con le mani in mano. Ok, ok sto andando. Non comprare vino bianco, dietro l’angolo c’è l’osteria Mamma Teresa che ha un ottimo rosso. Ubriacone e viziato. Smettila con questa storia dell’ubriacone, brutto frocio che non sei altro Adesso sono solo su questa panchina e sono le nove di sera e ho voglia di attaccarmi alla bottiglia perché non mi va di guardare negli occhi della gente, questo cane mi sta pisciando sulle scarpe, vai via stronzo di un cane, mi scusi tanto mi dispiace, Lilly non si fa la pipì sulle scarpe della gente, padroncina neanche maggiorenne, stupendi occhi azzurri con tutte le forme al loro posto giusto, Lilly poi che cazzo di nome per un cane, non preoccuparti non è la prima volta oggi che i cani mi pisciano sulle scarpe, comunque mi chiamo Leo, io Laura, cosa fai di bello questa sera, porto il cane a fare la pipì, questo lo vedo, penso dentro me, poi torno a casa, mi lavo, mi vesto ed esco con gli amici per andare al cinema, e tu che fai di interessante, sto aspettando un mio amico che è andato un attimo da Mamma Teresa a prendere del vino, perché fai quella faccia, hai qualcosa contro quelli che passano la sera a bere per divertirsi un po’, no, pensavo al fatto che stasera mi sarebbe piaciuto passare del tempo con te perché mi sembri un tipo giusto, che cazzo vuol dire con tipo giusto, cosa danno stasera al cinema, l’ultimo film di Danny Boyle, quello che ha fatto Trainspotting, hai visto Trainspotting, certo, la scena più assurda è quando Spud si fa la cacca addosso nel letto della sua ragazza e poi cosparge con la sua merda il volto dei genitori di lei, storia veramente assurda, hai una cartina, esce dalla sua borsetta dorata una scatola piena di verde erba odorosa, no piccola non fumo erba, un tipo con quella faccio non fuma, ma prendi per culo un’altra e non me, vaffanculo, ti dico che non fumo e che non posso darti una cartina, mentre parlo con Laura proprietaria del cane incontinente ecco arrivare Livio con la bottiglia di vino splendente tra le sue mani, Livio Laura, Laura Livio, presentazioni di circostanza, non posso lasciarti un minuto solo che subito fai amicizia con ragazze così carine, strano il tuo amico, Leo ti sei fatto già conoscere, testa di cazzo, Livio hai una cartina per la tipa, certo, fumare dilata il cervello, che razza di espressione dilatare, poi come si dilata il cervello, bere lo restringe, questa è una tua opinione, vedremo chi avrà ragione, in che senso, vedremo chi sarà il primo a lasciare le penne tra me e te, sei assurdo alcune volte, grazie Livio, ciao Leo spero di rivederti, io no, ma perché l’hai trattata così… Io bevo il mio vino, vinto dalla molesta sete, non rompermi e fammi bere, mi concentro sul suo corposo sapore e Livio mi parla di una storia con una ragazza tedesca, una strana storia di sesso che non ho afferrato, le sensazioni del vino mi totalizzano e annientano, è strano fermarsi su una panchina vuota e guardare quale strano mondo gira attorno, tutto così rapido e veloce, rapido e veloce, c’è uno strano cinese che vuole vendermi degli accendini a forma di genitali, forse i cinesi hanno genitali diversi dai nostri, io gli dico guarda non mi interessano questi accendini, vuoi un bicchiere di vino, lui mi risponde che non beve durante il lavoro, strano mondo quello dei cinesi, Livio si sta girando una canna con l’erba comprata dalla piccola Laura e rifiuta il mio vino, io mi guardo attorno, attentamente, uno strano vecchio dal volto scheggiato cammina per strada con sandali pigiama leggendo un quotidiano sgualcito forse raccattato da qualche bidone dei rifiuti, ha lo sguardo di chi nella vita ha preso sempre troppi calci nel culo, Livio accende la sua canna, una donna dalla gonna a fiori e dai capelli tinti con forte ricrescita in vista sembra rimproverare la sua piccola, forse perché ha sporcato tutto il suo vestitino con il gelato al cioccolato e alla panna che sta mangiando, odio la panna sul cono, odio la panna in assoluto, povera piccola come piange, vaffanculo signora, non sgridare più la piccola, madre repressa dalle frustrazioni quotidiane che offre la vita, magari non scopa da un bel po’ di tempo con il marito, magari il marito è andato a vivere con una modella ventenne che come secondo lavoro recita in film porno a basso costo, vino che entra nelle vene compiendo il suo processo distruttivo, ho voglia di farmi male stasera, fatti un tiro dalla mia canna, hai bevuto troppo vero, forse, cosa ne dici di andare in quel pub nei pressi della stazione dove fanno del buon jazz, il Cagliostro, sì proprio quello intendevo, com’è lì la birra, andiamo a vedere di persona, non faccio altro che bere birra da questa mattina ma non posso fare altro che continuare a bere birra, sono un fottuto alcolizzato, non ditelo in giro, entriamo al Cagliostro, pieno di gente di giovani ragazze avvolte in corte minigonne, di fottuti ubriaconi come il sottoscritto che attendono l’esibizione del quartetto di musicisti, ecco che salgono sul palco, ottimi suonatori di be bop ho sentito in giro, amo i fraseggi e il ritmo isterico che entra nelle carni e non vuole più abbandonarti, questo è be bop, ordino la prima birra e i quattro iniziano a suonare, il ronzio della sala cessa per lasciare spazio ad un silenzio catartico, il batterista è uno strano tipo magrolino con un cappello da cowboy e tre tamburi e due piatti che sfiora in maniera sublime, il contrabbassista è un tipo ben in carne con capelli arruffati che gli coprono il volto di mezza età, ma con grande vitalità ed energia, il pianista è un tipo dall’aspetto di intellettuale consumato con occhiali da vista dalle lenti molto spesse, con montatura nera e con mani che scivolano sui tasti armoniosamente, così come i suoni che emette, il sassofonista è un tipo obeso, barbone, dalla faccia simpatica e dal gran fiato, iniziano a suonare la loro musica, il batterista tiene tempi impossibili, il contrabbassista suona con veemenza agitando i suoi capelli lunghi e ricci, il pianista sembra essersi immerso e perso tra l’armonia dei suoi suoni, semplicemente divino il sassofonista, reincarnazione di Charlie Parker, sono già alla seconda pinta di birra, testa persa altrove, la loro musica è inchiostro che assorbo come carta morbida e spessa, ho voglia di piangere continuando ad ascoltare questo be bop, in questa triste giornata estiva, quanta birra avrò bevuto oggi, sono confuso, mi gira tutto, ho lo stomaco a pezzi, Livio è strafatto, è da un pezzo che balla su un tavolo sgangherato del locale, si sta strusciando con una moracciona, starà già pensando come chiederle di portarla a letto, il mio stato di confusione annebbia anche le mie voglie sessuali, Livio infila la sua lingua nella bocca della porca ragazza dai lunghi capelli neri, penso proprio che i due fra poco spariranno dalla mia vista e io rimarrò solo a sorseggiare la mia birra fino a quando non perderò i sensi e mi porteranno in ospedale, l’unica cosa che mi riesce con naturalezza, l’unica cosa che riesco a fare senza crearmi problemi, alcune volte mi sento di essere il protagonista di qualche videogioco tridimensionale giapponese, come se fossi un’entità priva di coscienza comandata da qualche muso giallo, e se ciò che mi circonda non è reale, ma tristemente immaginario, forse sono solo il protagonista di uno stupido videogioco, non sono nessuno per provare il contrario, incapace, ciao come ti chiami, mi chiamo Leo e tu, non importa il mio nome, piuttosto offrimi qualcosa da bere, qualcosa di forte, di molto forte, che creatura divina, occhi colore del ghiaccio, certo che ti offro da bere, amico prepara due cocktail ben carichi che la ragazza ha voglia di divertirsi, perché tu non hai voglia di divertirti, forse, che fai nella vita, cosa rispondo, tutto mi sembra banale di fronte la lucentezza dei suoi occhi, i due cocktail sono pronti, a noi due e alla nostra stronza vita, lei fa fuori il cocktail in un sorso si avvicina a me mi bacia sulle labbra e sussurra addio e si allontana, finisco il mio cocktail, forse meglio se esco dal locale a prendere una boccata d’aria fresca, magari meglio se prendo un’altra birra, non si sa mai, avrei voluto tanto raccontarle la storia della mia vita e donarmi a lei, vivere il resto dei miei giorno respirando l’odore dei suoi occhi, meglio se mi accomodo su questa panchina, barcollo troppo per andare più avanti, sono un triste ubriacone, solo un povero e triste ubriacone, non piangete per me, non versate lacrime per Leo, avrei voluto raccontarle la storia della mia vita, avrei voluto raccontarle di quando tra piccoli amici si faceva la gara per vedere chi sparava il rutto più lungo, penso che se ci fosse il campionato mondiale del rutto più lungo io sarei plurimedagliato, non piangete per me, cos’è il mio nulla di fronte lo stupore che vi attende, Arthur Rimbaud, vi auguro di essere più sereni di Leo, avrei voluto raccontarle delle intere giornate trascorse a giocare a calcio, intere giornate ad inseguire uno stupido pallone di cuoio bucato sull’asfalto bruciante in afose giornate estive, avrei voluto raccontarle dei momenti più pazzeschi della mia adolescenza, delle serate passate a sbronzarci in campagne desolate, con l’unica voglia di perdere contatto con quello che ci circondava fuggire, fuggire e fuggire per respirare il silenzio, non è bello il silenzio, non vi manca il silenzio, delle serate passate a bere il nostro whisky comprato in un supermarket vicino la 167 a bassissimo costo, non contava la qualità allora, come adesso, ma la quantità necessaria per farci andare su di giri, ode al cervello intasato e al fegato spappolato, delle serate passate a leggere le nostre piccole e tenere poesie, versi scritti in momenti di afflitta confusione, restituitemi i miei sedici anni, bastardi rivoglio i miei sedici anni, delle serate passate a leggere i versi dei poeti maledetti, delle serate passate ad ascoltare la voce di Morrison che cantava la sua inesorabile fine, delle serate passate a coltivare sogni di grandezza, regalatemi una bottiglia di whisky e renderò felice vostra madre, avrei voluto parlare con lei di quella sera passata tra amici a vedere un film di Kubrick, se non ricordo male Barry Lindon e ad un tratto vediamo schizzare fuori dalla stanza da letto dei genitori di Mauro Livio, lo stesso Livio che ora se la starà passando con la formosa salentina in qualche luogo sperduto del centro storico, dicevo vediamo Livio schizzare fuori dalla stanza e urlare ha il cazzo, ha il cazzo, non è femmina, non è femmina, era lì in disparte nella stanza dei genitori di Mauro a scopare con un trans ventenne conosciuto un paio di ore prima, così impara a fare l’uomo adulto prima del dovuto, il frocio, avrei voluto parlare con lei delle nottate passate a scorrazzare a tutta velocità per la città con la macchina scassata del padre di Mauro cercando di imitare i protagonisti di Sulla Strada, io mi sentivo Sal Paradise e Mauro neopatentato era la controfigura dello stralunato Dean Moriarty, chissà in quale angolo di Bologna è perso ora Mauro, mentre Livio non me lo tolgo mica dalle palle, avrei voluto parlare con lei delle intere giornate passate a fissare le bianche pareti della mia stanza senza pensare a nulla, ascoltando solo Nirvana e Sonic Youth avendo accanto una bottiglia di whisky e nulla più, poi sono venuto qui a studiare, a 100 chilometri da casa, ma vallo a spiegare a mia madre che ha pianto per settimane per la mia lontananza, se venisse a vedere in quali condizioni mi sono ridotto, avrei voluto parlare con lei delle serate passate ad ascoltare Chopin a palla coccolando il mio piccolo batuffolo bianco Jacopo, il mio gattino che per molto tempo è stato l’unico essere con cui scambiavo delle parole sensate, l’unico essere vivente con il quale non temevo di parlare, poi la mia dedizione all’alcol aumentava, come la mia solitudine, e un giorno decisi di porre fine alle grosse bevute, quindi passavo le giornate sotto il letto con il cuscino sulla testa e tremavo senza fine, in quel triste periodo mi dimenticai dell’esistenza di Jacopo, forse passava le intere giornate a miagolare nella stanza all’interno della quale lo avevo rinchiuso, lo trovai morto in quella stessa stanza, aveva un sorriso stampato sul volto, ho pianto tanto per quel gatto, avrei voluto parlare con lei della prima notte di sesso con una ragazza, questa era una tipa che avevo conosciuto a lezione, lei era molto più grande di me e quindi aveva più esperienza in quel campo, sei vergine, no, forse, cioè praticamente sì, ma so comunque quello che bisogna fare, nel senso che so dove bisogna mettere le mani e tutto il resto, ma non preoccuparti, non devi essere nervoso, ci sono io con te, prima volta a dire il vero disastrosa, ma nel contempo divertente, disastrosa perché ero lì passivo che non muovevo un dito mentre lei si dava un gran da fare, nel contempo ero divertito pensando all’idea che mi ero fatto della prima notte, mi immaginavo sudato e affannato nel tentativo di dare piacere alla mia donna, per nulla sudato invece, immobile, statico, annoiato direi, quasi scazzato, avrei voluto parlare con lei del miserabile senso di questa vita, perché ci affanniamo tanto, perché corriamo, corriamo, corriamo, verso cosa, alla fine saremo dei grossi pezzi di materia organica, della semplice merda, se riuscissimo a capire questo, se solo capissimo questo sarebbe tutto più semplice, vi odio tutti, vi odio tutti, perché non provate ad aprire gli occhi, perché non vi fermate un attimo a pensare, accumulare denaro vi ha rincoglionito totalmente, il vostro conto in banca ha preso il posto del cervello, cristo dove stiamo andando, ditemi dove stiamo andando, avrei voglia di parlare con tutti voi, con tutti quanti, cinque, sei miliardi, o solo anche guardarvi negli occhi senza dirvi nulla, senza dire una parola e abbracciarvi, perché vi amo tutti, forse è per questo che mi sento tanto malato…ma ora la ragazza dagli occhi di ghiaccio è volata via e non potrò raccontarle tutte queste piccole vicende che mi hanno accompagnato negli anni, non potrò neanche raccontarle la mia storia con l’unica donna che ho veramente amato, storia finita da quasi un anno, ma scusatemi perché non riesco a parlarne, sento dentro una ferita che ancora mi lacera e ora sono qui solo su questa panchina, sento dentro una ferita che ancora mi lacera, non bevo whisky da un po’ di tempo, ora solo birra e vino mi distruggono, l’amore per il vino l’ho ereditata da mio nonno, penso a lui ai suoi novantatré anni e alle giornate festive passate insieme dove non fa altro che fare brindisi e bere il suo vino dolciastro, ne beve tanto, troppo, fa sbronzare tutti e poi va a letto la sera presto perché si sente poco bene, chissà se anche io avrò la fortuna di vivere tanti anni e se avrò la possibilità di raccontare ai miei nipoti e ai miei figli le vuote storie della mia giovinezza, magari mi immagino con la pipa tra le mani, occhialoni neri alla Allen Ginsberg, barba incolta e sempre una bottiglia di vino sotto i piedi perché potrebbe sempre tornare utile…ah triste vita, dove mi stai portando, se solo credessi in Dio, tutto sarebbe più facile, Leo smetti di bere questa stronza birra, ti stai annebbiando il cervello, Leo reagisci cazzo Leo, guardati allo specchio, qual è la differenza tra un pezzo di merda e la tua faccia, come vedi non sai trovare risposta, Dio, vuota astrazione nella mente di uomini illusi, Dio potessi anche io illudermi, potessi avere anche io qualcosa qualcuno a cui aggrapparmi, ho finito la birra, ti prego basta con questa schifezza, ho degli atroci dolori allo stomaco, il fegato è pieno di buchi, il fegato fa acqua da tutte le parti, in questo momento vorrei essere sotto calde coperte, soffrire in silenzio e ascoltare a tutto volume Street Spirit dei Radiohead, voglia di urlare Street Spirit a tutto il mondo, voglio urlare Street Spirit con tutta la forza che ho dentro, con tutta la forza che mi è rimasta, Rows of houses all bearing down on me Ican feel these blue hands touching me, inizio a cantare, inizio ad urlare ma la strada è vuota e nessuno può ascoltarmi, è inutile continuare, è inutile continuare, per chi poi dovrei cantare, per chi dovrei cantare, la birra è finita, la testa mi gira, chiudo gli occhi, ho voglia di riposare, non so dove mi trovo, non so se avrò la forza di tornare a casa, dove sarà la mia casa, meglio sarebbe fare un riposino su questa panchina…apro gli occhi, non so quanto ho dormito, ogni parte del mio corpo sembra essersi completamente sfasciata, non sono più abituato a dormire su scomode panchine, fa un freddo cane, forse meglio tornare a casa, magari una bella doccia e poi cercare di riposarsi guardando la mia tv 24 pollici, senza bere altra birra, stop, la sbronza mi sta passando, lentamente l’atroce mal di testa sta svanendo, inizio a sentirmi meglio, alza il culo da questa panchina, cazzo, adesso ho capito dove mi trovo, non sono tanto distante da casa, saranno 5 o 6 minuti da qui, mamma che freddo che fa, penso di avere un po’ di influenza, ho degli strani brividi per tutto il corpo ed è improbabile che la temperatura sia scesa così improvvisamente, oggi c’erano quasi quaranta gradi, sì, penso di avere la febbre, cazzo, che freddo, fare la doccia non è una buona idea, una volta arrivato a casa mi infilerò sotto le lenzuola cercando di addormentarmi immediatamente, sono quasi arrivato, che fatica ora salire tutte quelle scale, quante cadute ho preso da queste scale, una volta ero ubriaco perso, avevo bevuto una bottiglia di whisky ed ero incapace a muovermi, nonostante ciò con la forza della disperazione che solo l’umiliante sbronza molesta sa donarti ritrovai la via di casa, seguendo quali percorsi non ricordo, ultimo piano e poi inciampai scivolando lentamente su tutti gli scalini sottostanti, giunsi al punto di partenza, con qualche ammaccatura in più, il bello di essere sbronzi all’inverosimile è quello di sentirsi immortale, qualsiasi colpo subito non fa male, qualsiasi dolore, anche il più atroce, è da noi tollerato, immortale, quella sera in cui caddi su decine di scalini ero sbronzo ed immortale, vorrei anche ora essere immortale, vorrei cadere vorticosamente da vette invalicabili, vorrei schiantarmi per terra, vorrei rialzarmi sorridendo e urlando andate tutti a farvi fottere, io sono immortale, io sono sbronzo e immortale, io non provo nessun dolore, sono già dentro casa e questa volta non sono tanto sbronzo da cadere per terra e volare su scalini di cemento senza provare alcun dolore, sono sul mio comodo divano e accendo il 24 pollici, 2:04 della notte, la tv in questi orari trasmette programmi con tette di donne ben in mostra che fanno ondeggiare le loro prorompenti forme cercando di persuaderti a comporre il numero che compare sullo schermo, faccio un po’ di zapping, Marzullo basta, non ti sei rotto i coglioni di fare sempre lo stesso programma, le stesse interviste intellettualoidi del cazzo, le stesse vacue domande sul senso dell’esistenza, non ti sei rotto di essere lo stupido volto che accompagna le notti insonni degli italiani, un’altra partita di pallone, anche in queste ore della notte, italiani spaghetti pizza calcio, che popolo di merda noi italiani, sono stanco di digitare il telecomando, ogni volta che guardo la televisione per più di dieci minuti mi vien voglia di infilarmi un rasoio ben affilato nelle vene, oggi non c’è neanche Fuori Orario di Ghezzi, meglio spegnere, non riesco a prendere sonno, accendo la radio, su Radio 3 trasmettono un live dei Marlene Kuntz, ascolto Nuotando nell’aria e penso a lei, dove sei ora, non hai più voglia di sentirmi, io sto male, non te ne importa più niente vero, nel letto aspetto ogni giorno un pezzo di te un grammo di gioia del tuo sorriso e non mi basta nuotare nell’aria per immaginarti se tu sapessi che pena, continuo a pensare a lei, continuo a pensarti, dov’è il colore dorato del tuo viso, per non pensarti devo bere, è l’unica cosa che mi è rimasta da fare, per non pensarti devo cancellare la tua immagine dalla mia mente, devo bere, non giudicarmi male, se vieni a rimboccarmi le coperte questa notte ti prometto che la faccio finita con questa merda, mi vieni a trovare questa notte, amo ascoltare i silenzi tra un programma e l’altro in radio, che bello respirare tra silenzi. se continuo in questo modo non andrò da nessuna parte, ho bisogno di dare a me stesso degli stimoli, forse mi farebbe bene per un periodo tornare a casa e mangiare del cibo sano, basta schifezze scadute e cibi grassi, dovrei ricominciare a studiare seriamente, capite cosa voglio dire, avere degli obiettivi da raggiungere dei traguardi da superare, ora devo andare a pisciare, non posso per sempre vivere di ricordi, il passato mi distrugge, i ricordi sono diventati ossessionanti, ho la sensazione che il mio corpo sia rinchiuso in una scatola di cartone dalla quale non riesco a liberarmi, impossibilitato a muovermi e ad uscire, sono prigioniero della mia stanca testa, tutto il mio passato scorre sovrapponendo sensazioni contrastanti, avvenimenti cronologicamente distanti, emotivamente congiunti, sono ossessionato da questo vorticoso fluire che mi sta uccidendo, ho appena terminato di fare la pipì, non ho poi sporcato troppo i bordi in ceramica del water, scaglio il mio corpo non voglioso sul letto da tanto tempo disfatto e puzzolente, no mamma, non cambio le lenzuola ogni settimana, non ricordo neanche più dove ho appoggiato quelle pulite…sarà meglio riposare.

One thought on “Rossano Astremo, Ho sognato mio nonno che faceva sesso con una mia compagna di liceo: racconto del 2002

  1. un bukowski virato al flusso di coscienza joyceiano che tutto sommato prende e coinvolge il lettore. le vicissitudini alcooliche del protagonista, trasformano la vita di ogni giorno in un videogioco-giapponese dove il super-eroe immortale per effetto dell’eccessiva esposizione a radiazioni radioheadde ha subito nel contempo una devastante mutazione genetica che lo ha reso simile a un ibrido tra fantozzi e baudelaire.
    : )
    mi è molto piaciuta l’intensità partecipata della materia umana troppo umana, piena di secrezioni fisiche e mentali (più che per il superuomo, il buon vecchio nietzsche qui aleggia della temibile domanda “quanta verità può sopportare un uomo?”); più che buona, poi, mi è parsa la gestione delle sbandate narrative dettate dai fumi dell’alcool, cosa non da poco anche perché l’universo disfatto che a partire dal letto permea ogni angolo della psiche dell’io narrante poteva risultare tedioso e grigio sulla lunga distanza per il lettore. invece le idee ci sono, la buona musica anche (mi sono venuti in mente, come colonna sonora totalizzante i sonic youth della traccia infinita “expressway to your skull”) e una sorta di preziosa sincerità di fondo pure. di seguito ti segnalo alcune cose che probabilmente sono da correggere.
    “Abbiamo evidentemente una cognizione soggettiva quindi differente di percepire i fenomeni temporali.” m’ha suonato male… o sostituisci “cognizione” con “modalità” o toglierei “di percepire” passando direttamente a “dei fenomeni”; occhio refuso “aree” vs “arie”; “vicino il contenitore” “vicino al contenitore”; “predicazione per i grossi membri”, forse intendevi predilezione?: “è un io amico drogato,” credo intendessi “mio”; “glieli sbatto in faccio” vs “faccia”; “un tipo con quella faccio” vs “faccia”.

Lascia un commento

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...