Il fucile da caccia, Inoue Yasushi (Adelphi): pagina 99

fucile

IL GIOCO DI FORD MADOX FORD
“Esplora il significato del termine: Apri il libro a pagina 99 e leggi: ti verrà svelata la qualità di tutto il testo». Apri il libro a pagina 99 e leggi: ti verrà svelata la qualità di tutto il testo».
Il fucile da caccia, Inoue Yasushi

Chissà cosa avrebbe pensato Ford Madox Ford se avesse letto la pagina 99 di “Il fucile da caccia” dello scrittore giapponese Inoue Yasushi. Una pagina preziosa del testo, visto che lo stesso presenta un totale di 101 pagine. Siamo, quindi, al termine del libro e, nell’atto conclusivo della vicenda, una dei protagonisti della storia scrive: “Il momento che sapevo sarebbe arrivato, il momento finale quando la nave a fuoco sul mare sta per essere consumata dalle fiamme, è giunto. Sono troppo stanca per continuare a vivere. Credo di essere riuscita in qualche modo a rivelarti la vera Saiko. Questa, anche se sarà durata solo quindici o venti minuti necessari a leggere la mia lettera, è la mia vera vita, senza nessuna bugia”. Chi è Saiko? E a chi scrive questa lettera? Sì, perché di una lettera si tratta, e questo piccolo libro, il primo romanzo del critico d’arte e poeta Yasushi, pubblicato nel 1949 è composto proprio da lettere,tessuto prezioso di questa storia. La trama inizia con un poeta che pubblica su una rivista una poesia su un uomo che porta un fucile da caccia. Alcuni mesi dopo all’autore della poesia viene spedito una busta contenete tre lettere. L’uomo che manda queste lettere, Misugi Josuke, ha un legame con il fucile da caccia di cui si parla nella poesia. Le tre lettere sono state spedite a Misugi da tre donne diverse. La prima lettera è stata scritta da Shuko, sua nipote, che dopo aver perso la madre, Saiko, ha scoperto la relazione tra quest’ultima e suo zio, durata ben tredici anni. Dalle parole di Shuko emerge una profonda delusione per l’inganno subito da parte di tutti. La seconda lettera è di Midori, la moglie tradita da Misugi per tanti anni, che in questa lettera dichiara la sua verità: era a conoscenza fin dall’inizio della storia d’amore tra suo marito e Saiko, ma nonostante questo ha portato avanti la vita coniugale e ammette, con un certo candore, che anche da parte sua non sono mancati tradimenti e flirt con altri uomini. La terza lettera è proprio di Saiko, la donna amata da Misugi, morta da poco. Saiko confessa di aver vissuto questa storia con profondo senso di colpa e aggiunge: “la mia eredità e tutta qui, vorrei almeno lasciarti qualcosa di vero: è il mio intento più sincero. […] durante la mia vita non mi sono mai mostrata a te come ero veramente. La persona che ti sta scrivendo adesso sono davvero io”. In poco più di cento pagine Yasushi crea un mondo narrativo crudele e perfetto, in cui le donne che vergano le lettere, parlano spinte da una necessità feroce, quella di liberarsi dalla menzogna che in modi diversi ha dato ritmo alle loro vicende esistenziali. La pagina 99, la terzultima del libro, però, si conclude con queste parole di Saiko: “Lascia che ti dica solo un’ultima cosa. Questi tredici anni sono passati per me come un sogno. Ma sono stata sempre felice grazie al tuo grande amore. Più d’ogni altra donna al mondo”. Uno squarcio di bellezza questa ammissione della pienezza emotiva frutto dell’amore ricevuto che di certo il nostro Ford Madox Ford, che in questa pagina riteneva risiedesse la qualità di tutto il testo, avrebbe apprezzato.

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