EDOARDO ALBINATI, CINISMO E POESIA: TRATTA DA “ELEGIE E PROVERBI”

EDOARDO ALBINATI

CINISMO E POESIA [estratti] 

…Entrò. Era il momento in cui la gente 
Stava ancora arrivando, in cui faceva il pieno 
Bevendo, in attesa, tra le quinte, delle parti 
Che la propria individualità inebriata 
Avrebbe interpretato nella festa: 
Il lunatico, il languido, la ragazza sprezzante. 
Tutti a scolarsi letali Martini e Negroni, e c’era un tremendo 
Via vai nei bagni, mentre le sigarette 
Fumavano da sole nei posacenere rubati. I nomi 
Degli invitati erano scritti a pennarello sui bicchieri di carta 
(Ibrido strano tra i ricordi d’infanzia, l’avarizia e il timore 
Del contagio), ma dopo un po’ tutti bevevano a caso 
In bicchieri sporchi di rossetto…

…C’erano musicisti, un giocatore di scacchi solitario che armeggiava 
Una scacchiera elettrica; c’era un poeta che da un palco, nelle serate 
Di un’estate lontana, aveva declamato poesie assordanti 
Come barattoli di latta (allora 
Chissà perché, parvero a tutti pura musica) 
C’erano, si capisce, intellettuali vari, scialbi e vistosi 
Timidi o sfacciati. 
Il poeta imperversava come una tempesta di neve. 
Nessuno sapeva chi fosse…

«…Senti il loro vocabolario: noia, denaro 
Affitto, coca, talento, percentuali 
Fica, grettezza, viaggi, io e lei…»…

…E dal giradischi continua a irradiare sulla scena 
Uno struggente cinismo musicale, che non permette 
Di fissare sulla tela con calma e precisione 
Se non dettagli minimi, sbagli, sgorbi, gomitoli 
Di pensieri, titoli di storie non vissute, inizi fulminanti 
Di capitoli di storie che non hanno buon fine 
Delicate ostie di storie in una bocca spergiura. 
Ginevra ascolta e non sente più niente 
Tra un solco e l’altro, tra il silenzio che fruscia 
E lo scatto digitale, tra la chiacchiera mortale e la morale 
Provvisoria delle risate; ha cominciato 
A cancellare il quadro pezzo a pezzo, con vernice invisibile 
Il pennello dissolve la figura 
Mentre la costruisce, così che quando tutto sarà sparito 
Tutto rientrato nel bianco da cui proviene 
E anche l’ultimo ospite sarà nel letto scosso da brividi di sonno 
Giunga una luce fresca e nuova 
Per la volpe che annusa e la puzzola bagnata nella tana: 
I clandestini, i poveri, gli alieni della scena…

…L’artista abbozza un sorriso: «Vorrei rivederti… parlarti.» 
«Non so, » rispose Ginevra, «non credo…» 
Alzò gli occhi nell’oscurità. «Io… non so più nulla.» 
Come questo ebbe detto, mentre molto lui piangeva e voleva 
Dirle, sparì, si confuse con l’aria impalpabile. 

[da Elegie e proverbi, Milano, Mondadori, 1989]

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