Rossano Astremo, Quando Capossela non era nessuno e suonava per pochi intimi all’On The Road

Quando Capossela non era nessuno e suonava per pochi intimi all’On The Road
di Rossano Astremo, da “101 storie sulla Puglia che non ti hanno mai raccontato” (Newton Compton, 2010)

Che sudati è meglio
e il morso è più maturo
e la fame è più fame
e la morte è più morte
sale e perle sulla fronte
languida sete avara
bellezza che succhi la volontà
dal cielo della bocca
bocca bacio di pesca che mangi il silenzio
del mio cuore

Vinicio Capossela, da Camera a Sud

San Gregorio è situato sulla costa sud-ovest del Salento, sul mar Jonio a circa 75 chilometri da Lecce e a pochi chilometri da Santa Maria di Leuca.
Si trova in una insenatura naturale in mezzo ad una scogliera alta a strapiombo sul mare ed il panorama che si può ammirare è veramente unico.
È una delle zone più suggestive dell’intera regione.
Questa storia, però, non ha nulla a che vedere con la bellezza paesaggistica del territorio.
Sono gli anni ’90. Ho meno di vent’anni, amo visceralmente la musica e tra i miei artisti preferiti c’è Vinicio Capossela, un cantautore ancora sconosciuto ai tanti, che scrive stupende canzoni, con arrangiamenti colti ed eleganti, una perfetta commistione tra Paolo Conte e Tom Waits. Capossella trascorre molto delle sue vacanze estive nel Salento. Amico di Antonio De Marco, proprietario di un pub storico a San Gregorio, l’On The Road, Capossela in molte occasioni si palesa sul piccolo palco del locale per regalare a pochi intimi le sue canzoni.
Sono concerti per nulla pubblicizzati. I seguaci di Capossela sanno benissimo quando si trova nel Salento e un frenetico tam tam di sms diffonde la notizia di una sua possibile presenza all’On the Road e in pochi minuti ci si organizza, si prende l’auto e si viaggia verso sud, destinazione San Gregorio.
Molte volte la fuga di notizie è fallace. Si arriva al locale e nessuno sa del concerto di Capossela. Altre volte ci dicono che Capossela arriverà, ma nonostante l’attesa di ore alla fine non si palesa. Alcun’altre volte, invece, Capossela arriva all’On the Road e accompagnato dal suo inseparabile bicchiere di vino intona per i presenti le sue perle migliori. Solo voce e chitarra o solo voce e piano.
Per tre volte assisto a queste intime performance.
Per tre volte sono andato all’On the Road con gli stessi tre amici, amanti, anche loro come il sottoscritto, delle poesie in musica del cantante nato ad Hannover, presto trasferitosi in Italia, dal precoce talento, il cui primo precario impiego è quello di suonatore di piano su navi, night club di riviera e pub newyorkesi.
Nelle stereo della nostra auto suonano docili le note di pezzi struggenti quali Scivola vai via, Camera a Sud, Morna, Non è l’amore che va via. Li cantiamo a squarciagola, nella speranza di poterli sentire sussurrati dal suo autore, una volta giunti a destinazione.
L’ultima vota è nell’estate del 2000. È da qualche mese uscito l’album Canzoni a manovella, quinto disco registrato in studio da Capossela e a detta di molti critici si tratta del migliore album della sua carriera e tra i migliori dischi usciti in Italia negli ultimi anni.
Siamo accorsi al locale dopo una segnalazione di una nostra amica di Presicce, piccolo paese del sud Salento, a pochi chilometri da San Gregorio.
Arriviamo lì alle 23, ma di Capossela nessun segno. Chiediamo ai ragazzi che lavorano al bancone del bar e ci dicono che è passato lì la sera precedente e che ha promesso che sarebbe ritornato l’indomani.
Non ci resta che aspettare.
E alle due di notte Capossela si palesa, con il suo solito bicchiere di vino tra le mani.
Il locale è strapieno. Siamo più di cento persone. Capossela è visibilmente ubriaco. È nota la sua passione per l’alcol, ma quella sera ha superato il limite. Il vino salentino è noto per la sua robustezza e la sua elevata composizione alcolica.
Dopo le prime note di Con una rosa abbandona il microfono e abbandona il palco.
Non è in grado di continuare.
L’On the Road ha chiuso da qualche anno e lo stesso Capossela in un’intervista così ricorda quegli anni: “C’è una stagione cui tutti partecipano, per esempio quella dell’On the road: era un posto pubblico che ha coinvolto migliaia di persone. Ovunque vada, in Italia o all’estero, c’è sempre qualcuno che mi dice di avermi conosciuto all’On the road, anche se più di cento persone non ci entravano. Lo abbiamo fatto tante volte e sempre come se suonassimo a casa. È una storia bellissima quella delle amicizie che sono nate da quel posto e che poi hanno trovato una forma più duratura nella vicenda umana. Ora l’On the road è chiuso, lo spettacolo per tutti è finita con quella stagione. Rimangono però solidamente quelle che si chiamano le amicizie di una vita”.

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