Rossano Astremo, 101 storie sulla Puglia che non ti hanno mai raccontato (Newton Compton, 2015, 5,90 euro): un capitolo

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Ecco il libro

La lucida follia di Stefania Tupputi

Ho pregato per due notti, di seguito, per Titina e Carla. L’orologio ha ripreso a funzionare. La casa è in disordine, soprattutto la sala da pranzo. I libri si possono mettere al loro posto. Aspettiamo il momento di risorgere.

Stefania Tupputi, da una sua pagina di diario

Quando la notizia si diffonde, lo sconcerto è immenso. È la resa dell’immaginazione dinanzi alla tragicità del reale. Siamo nell’agosto del 2007 e la scena che si palesa dinanzi ai vigili del fuoco di Barletta è macabra. All’interno di una villa immersa nelle campagne di Canne della Battaglia trovano una vecchia signora seduta accanto alla carcassa di un grosso cane. Attorno a lei un vaso con urine ed escrementi sparsi per il pavimento. Il suo nome è Stefania Tupputi. Lei appare denutrita e in stato confusionale. Sin qui la storia rientra in una casistica non desueta. Il tragico si manifesta quando i vigili del fuoco, in una camera da letto ed in una veranda, trovano i corpi mummificati di due donne anziane. Sono Teresa (Titina) e Carla, le sorelle maggiori di Stefania. Secondo la donna, la sorella Carla sarebbe morta per una malattia mentre si trovava in veranda e non avendo la forza per spostarla, l’ha coperta con un materasso. La sorella maggiore Titina, invece, sarebbe morta nel suo letto per il dolore per la perdita di Carla.

Lo scenario non contiene solo corpi mummificati di donne, carcasse, feci e urine di animali, ma anche pagine vaganti e quaderni sparsi per le tre stanze della casa-cimitero. Sono le pagine di diario di Stefania Tupputi. Sono oltre cinquecento pagine che raccontano, dal 1984 al 2007, con minuzie di particolari, il resoconto delle giornate trascorse in assoluta reclusione.

Fondamentali per gli inquirenti, perché tramite la lettura di queste pagine si è data risposta a molti interrogativi sulla vicenda. Dagli appunti sembrerebbe che Carla sia morta all’ inizio del 2005 e Titina il 27 aprile del 2006. Quindi Stefania vive per più di un anno con i corpi morti delle sorelle. Perché questo? È una semplice storia di degrado? È proprio il diario che ci porta verso un’altra strada. Le pagine scritte con meticolosa precisione da Stefania sono intrise di misticismo. Non solo. Anche la casa è stracolma di immagini e suppellettili sacre.

Le sorelle Tupputi sono per anni adepte di una comunità religiosa, retta da un prete cattolico, che professa la resurrezione. Il prete va via da Barletta ma evidentemente le donne continuano a seguirlo.

Scrive il 13 maggio 2006, con le due sorelle già spentesi: “Ho pregato per due notti, di seguito, per Titina e Carla. L’orologio ha ripreso a funzionare. La casa è in disordine, soprattutto la sala da pranzo. I libri si possono mettere al loro posto. Aspettiamo il momento di risorgere”. O, ancora, l’8 luglio sempre dello stesso anno, in preda a visioni: “Vedo Maria sempre più chiaramente. È meravigliosa. Da qualche giorno vedo soltanto Gesù. La Madonna è davanti a Padre Pio che implora verso di lei. Sono seduta sul letto e si è veduta Maria, la Madonna. I suoi capelli andavano in avanti, i miei all’indietro. Nel frattempo cadeva quella pioggia bianca. Ho visto Dio e poi Gesù, un po’ più su rispetto al volto del padre”.

La storia delle sorelle Tupputi che, dopo la morte della madre abbandonano Barletta, si ritirano in campagna e si isolano da tutto e tutti, mescola fanatismo religioso e follia.

L’inchiesta, condotta dal pm della procura di Trani, Luigi Scimè, è stata archiviata. Non ci sono profili di rilevanza penale e tantomeno un colpevole. Stando alla perizia psichiatrica sull’ unica sopravvissuta le donne sono rimaste vittima di una follia condivisa convinte che sarebbe bastata la preghiera a guarire dalla malattia. Ora Stefania è in un ospizio, desiderosa, di certo, di ricongiungersi con le sorelle, in attesa della tanto agognata resurrezione.

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