Carlo Alberto Augieri, “Nel rondinìo del tempo” (Milella, 2014): recensione di Rossano Astremo

Carlo Alberto Augieri, “Nel rondinìo del tempo” (Milella, 2014)

Il viaggio poetico di Carlo Alberto Augieri inizia alla fine degli anni ’70. Prima sua pubblicazione fu “Skarnificazione” (1978), raccolta in versi in cui già erano presenti chiaramente alcune costanti che accompagneranno la fase iniziale della sua opera poetica: dissoluzione di ogni forma metrica, sperimentazione linguistica, radicale accusa nei confronti della società borghese e conformista. L’io poetico di Augieri nei primi lustri della sua produzione esisteva in quanto controcanto di un tu contro cui agire. Uno scarto, rispetto a questa produzione iniziale, si avrà a partire dal 2004, con la pubblicazione di “Dissimiglianza, un ritorno”, dove la voce del poeta non si solidifica in una criticità manifesta con il contesto in cui è costretto a vivere, ma si pone in ascolto, in dialogo, con uomini, donne, animali ed elementi della natura. Si può dire che da “Skarnificazione” a “Dissimiglianze” si assiste a un percorso di radicale cambiamento esistenziale del poeta, che abbandona gli afflati politici delle prime prove per accogliere un versificare privato e biografico. “Nel rondinìo del tempo” (2014), sua recente raccolta, Augieri radicalizza questa sua nuova visione. È un “cantare” intimo quello di Augieri, una raccolta in suoni e versi del mondo che lo raccoglie, in cui il perdersi nella natura si fa arricchimento di senso, leggerezza dell’esistere da cullare: “Mormorare lo scoglio / lo scavo / s’onda e / si piuma / un’eco tutt’una / leggera / leggerezza / l’anima sola / un sussurro”. Sembra che nello sguardo che Augieri rivolge al mondo non ci sia spazio per le sovrastrutture sociali, ma solo per un ricco retrocedere in una dimensione precedente, dove il ritmo del mare, la caduta dei raggi solari sulla terra, la crescita delle piante, lo scroscio della pioggia sul mondo sono le coordinate sulle quale adagiarsi: “E mare e mare e / maree / e spinta per / l’approdo, / un contorno / un tronco / un’inclinazione / girasole e gira il / sole e piove e / piove”. La voce poetica di Augieri si conferma tra le più originali nel panorama della poesia meridionale degli ultimi decenni e “Nel rondinìo del tempo” ci consegna un poeta al massimo della sua ispirazione lirica.

Rossano Astremo

(recensione apparsa sul numero di marzo di GenerAzionidiScritture)

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