Luciano Funetta, Dalle rovine (Tunuè, 2015)

Serpenti e porno nell’esordio di Luciano Funetta
di Rossano Astremo

“Dalle rovine” di Luciano Funetta è uno di quei libri che dona ossigeno al carrozzone editoriale d’oggi, a quel bombardamento di titoli che impilano gli spazi delle librerie di catena composti da trame standard farcite con una lingua media, che non osa né lessicalmente né sintatticamente: tiepida narrativa per lettori da addomesticare. La vera letteratura non addomestica ma scudiscia il lettore. E questo prova a fare il giovane barese nel suo esordio. Merito della casa editrice Tunuè e del curatore della collana di narrativa Vanni Santoni che hanno creduto in questo libro. “Dalle rovine” racconta la storia di Rivera, un uomo con una grande passione, quella per i serpenti, che accudisce con sacrale devozione. Le teche in cui vivono queste creature sono per Rivera altari da venerare. L’ossessione per questi animali è talmente fuori controllo che perde sua moglie e suo figlio pur di non abbandonarli. Non solo. La devozione pare essere reciproca. Rivera rimasto solo con i suoi serpenti, ama giocare con loro. Si denuda e lascia attraversare il suo corpo dagli animali che ripagano la devozione del loro “padrone” donandogli piacere. Questa perversa relazione uomo-animale è l’elemento narrativo che determina lo sviluppo dell’intreccio. Rivera girerà un video e questo gli consentirà di divenire in breve un attore di culto del cinema porno. Inoltre questo sarà la chiave d’accesso per un sottobosco popolato da personaggi ambigui, lerci, vinti dalla vita, con un unico obiettivo: quello di rivoluzionare la storia del cinema porno. Uno su tutti Alexandre Tapia, un argentino che vive come un eremita, autore di una sceneggiatura dal titolo “Dalle rovine” che nessun produttore vuol realizzare, ma che l’arrivo sulla scena di Rivera potrebbe rendere possibile. Il resto del libro intreccia la vicenda personale di Rivera con quella della sceneggiatura di Tapia. I personaggi di Funetta ne ricordano alcuni di Bolaño, pronti a sacrificare tutto in nome dell’arte. Sorprende la qualità della scrittura presente in questo romanzo. Non convincono alcune scelte in chiave di caratterizzazione di personaggi che minano la coerenza del testo. Ciò detto: ad avercene di esordi che osano come questo!

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