Su “Smash” e “Girl in a band”

foto

Leggere per riappropriarti del tuo passato

Rossano Astremo

:::
Ripenso alla mia adolescenza, ai miei anni vissuti in un piccolo paese in provincia di Taranto, alla mia casa in campagna, a mia madre, a mio padre, ai miei fratelli, ripenso ai pomeriggi estivi passati davanti alla tv a guardare i tornei del Grande Slam, al 5 giugno 1989, ottavi di finale del Roland Garros, Chang contro Lendl, il cino-americano che stende al quinto set il numero uno al mondo, smontando il suo gioco robotico a suon di lob, drop-shot e banane, ripenso alle ore di video musicali visti su Video Music, al video di 100% dei Sonic Youth,  a Kim Gordon algida, che saltella eterea con i suoi occhiali neri e la sua fake t-shirt degli Stones al ritmo del suo basso  e con mia cugina Maria Grazia pensavamo da dove cazzo sbucano fuori questi, ripenso a questi anni meravigliosi e tristi, come meraviglioso e triste è tutto ciò che ti marchia a fuoco, e ripenso a questa linea d’ombra della mia esistenza mentre sfoglio le pagine di due libri che ho letto di recente, “Smash. 15 racconti di tennis” (La nave di Teseo), che raccoglie le storie di un gruppo ben assortito di narratori italiani contemporanei, e “Girl in a band. L’autobiografia” (minimum fax) di Kim Gordon. Non hanno davvero nulla in comune i due libri, eppure hanno condotto il sottoscritto a ripensare a ciò che è stato, un amante del tennis e della musica distorta e rumorosa, alla mia racchetta Head che trasformavo alternativamente in attrezzo sportivo col quale prendere a pallate una delle facciate della casa della mia vicina fingendomi Goran Ivanisevic o in una Fender Jazzmaster di Thurston Moore dei Sonic Youth, mentre spacca lo spazio sonoro sussurrando docile versi come “Now I come near you / And it’s not clear why you fade away”. Grottaglie, anni ‘90, Liceo, audiocassette, noise, periferia, tennis, Circolo Monticello, tag del mio piccolo mondo antico, venuti alla luce grazie all’immersione tra le pagine dell’esistenza irripetibile di Kim, della sua adolescenza hippy, della sua giovinezza punk e della sua maturita’ da icona rock immarcescibile, del suo amore per Thurston, della sua vita mai doma, della sua passione smisurata per l’arte, del suo essere mamma, della fine del grande amore, e poi ancora i miei anni meravigliosi e tristi riaffiorati tra le pagine delle storie raccontante da Sandro Veronesi, con il suo sogno di divenire tennista imbattibile durante i suoi anni giovanili in Toscana, da Marco Missiroli, Giorgio Falco, Mauro Covacich, Elena Stancanelli, autori dei racconti migliori, secondo me, in un libro pieno di racconti poco riusciti. Due libri che per il tutto il tempo mi bisbigliavano alle orecchie, hey, Rossano, se sei l’uomo di oggi lo devi anche al tennis e ai Sonic Youth e noi siamo qui a ricordartelo, siamo qui a ricordarti da dove provieni, a non dimenticarti che uno tra i momenti più emozionanti della tua vita c’è stata la vittoria di Paolo Canè contro Mats Wilander, in Coppa Davis, a Cagliari nel 1990, con la telecronaca sciamanica di GIampero Galeazzo e che il primo bacio a una ragazza lo hai dato mentre ascoltavate la traccia numero 9 di “Evol”, Expressway to YR. Skull.

 

Lascia un commento

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...