Il grande romanzo italiano di Albinati

Edoardo Albinati, La scuola cattolica (Rizzoli)

di Rossano Astremo

“La scuola cattolica” (Rizzoli) di Edoardo Albinati è il romanzo di 1294 pagine che lo scorso venerdì si è aggiudicato la 70esima edizione del più prestigioso premio letterario italiano, lo Strega. È il grande romanzo – non solo per la smisurata mole – di uno degli autori più dotati della sua generazione che, con questo testo, su cui ha lavorato per nove anni, si consacra tra i grandi scrittori italiani del nostro tempo, accanto ad Aldo Busi, Walter Siti e Michele Mari.

Cercare di mettere in rilievo i pregi di questo testo nello stretto respiro di una recensione è cosa ardua, però alcune cose è necessario dirle: “La scuola cattolica” è un romanzo che al tempo stesso indaga il privato e il pubblico; Albinati passa in rassegna tanti anni della sua esistenza intrecciandola magmaticamente con la storia del nostro Paese. Il Quartiere Trieste, l’istituto cattolico San Leone Magno, i compagni di classe dell’autore  Angelo Izzo, Gianni Guido e Andrea Ghira che violentarono e massacrarono Rosaria Lopez e Donatella Colasanti – quest’ultima, per fortuna, sopravvissuta –  nel noto a tutti “delitto del Circeo” sono il microcosmo attraverso cui indagare il dna di questa nostra Italia ed uno dei suoi cromosomi più marci, rappresentata dalla violenza dei maschi italiani: una piaga sociale con la quale ogni giorno, ahinoi, siamo costretti a fare i conti.

Ma non è solo la violenza del maschio italiano a campeggiare tra le pagine di Albinati, perché questo è anche un romanzo sull’educazione cattolica, sulla famiglia, sul sesso – agognato e subito -,  è un romanzo che è tanti romanzi assieme, è un romanzo che scardina la struttura delle narrazioni contemporanee, troppo ancorata all’idea dell’intreccio nudo e crudo, della successione degli eventi gettati per non annoiare, è un romanzo che ama i ragionamenti, le divagazioni, le digressioni, il lento respiro, e l’autore ne è consapevole, tanto da chiedere venia ai suoi lettori: “Abbiate pazienza se proseguo qui per qualche pagina a parlare di famiglia. Se non scrivessi ancora qualche riga, se non ci ragionassi sopra con calma, i ragazzi di questo libro resterebbero incollati come figurine su grandi fogli bianchi”.

Di cosa parla, quindi, questo libro? Parla della vita, quella del protagonista, Edoardo, della sua formazione, delle sue scelte, delle sue vittorie e cadute, dei suoi sensi di colpa e delle sue derive, delle sue gioie e delle sue attese, e parlando di se stesso Edoardo dice molte cose su di noi, lettori italiani del 2016.

E chioso con un riferimento personale. Se, come diceva Franz Kafka, “un libro deve essere un’ascia per il mare ghiacciato che è dentro di noi”, “La scuola cattolica” è stata la mia ascia, e voi, lettori, non fatevi spaventare da quest’ultima metafora e dalla mole , perché tutti abbiamo bisogno di smuovere il ghiaccio in noi.

Articolo pubblicato su “Nuovo Quotidiano di Puglia”, 18 luglio 2016

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