Carlo Alberto Augieri, “Metafora ed eccesso di senso…” (Milella, 2016)

Nella metafora il senso profondo della letteratura

di Rossano Astremo

Torna nelle librerie Carlo Alberto Augieri, docente di Critica Letteraria ed Ermeneutica del Testo presso l’Università del Salento, con un’opera dal titolo “Metafora ed eccesso di senso su Letteratura ed esplorazione del dissimile” (Milella, 2016). Sin dal titolo è evidente che il testo in questione è un saggio accademico e la scrittura che Augieri adopera per argomentare i capitoli che costituiscono il testo sono criptici e “tecnici” così come sovente capita di leggere tra i lavori di docenti universitari che si occupano di letteratura e non solo. Nel libro l’autore si occupa della figura retorica per eccellenza del linguaggio letterario, la metafora per l’appunto, vista attraverso l’analisi degli studi effettuati tra gli altri da Bachelard, Ricoeur, De Martino, Derrida, Merleau-Ponty. La tesi di fondo di Augieri è che la metafora, in ambito poetico e narrativo, non ha come meta la normalizzazione del senso, ma “l’esplorazione di un senso dissomigliante”. In altre parole, il linguaggio metaforico spinge lo scrittore ad andare oltre il mondo reale, alla ricerca di un mondo possibile differente, evocativo, magico, dissimile. Scrive Augieri: “Metaforizzare significa scoprire-esprimere una diversa significanza da parte dei soggetti parlanti, motivati dall’intenzione di voler direuna nuova esperienza, con cui aprire originali possibilità di senso”. Non è un caso che a dedicare questo studio alla metafora sia proprio Augieri, il quale da anni è  impegnato anche sul fronte “creativo”, con la pubblicazione periodica di testi poetici, alcuni dei quali sono considerati tra le opere migliori della poesia sperimentale meridionale degli ultimi decenni. Nello specifico, la sua attività poetica ha dato i risultati migliori a cavallo tra la fine degli anni’70 e l’inizio degli anni ’80. Augieri faceva parte di quel movimento poetico salentino capeggiato da Antonio Verri, che ha visto come suo più grande esponente Salvatore Toma. Lo stesso Verri nel suo diario personale, recentemente pubblicato da Spagine con il titolo di “Journal”, in più di un’occasione, in alcuni appunti datati 1983-1984, dedica parole poco lusinghiere nei confronti di Augieri (“Adesso Carlo è addirittura sciapito!Prometteva così bene”). Quello che Verri non ha mai perdonato ad Augieri è stato il suo passaggio dalla sregolata militanza poetica alle certezze del mondo accademico. Però è giusto dire, in conclusione, che comunque il presente testo di Augieri dimostra – e in questo resterà per sempre sodale al suo vecchio amico Verri – la fede cieca dell’autore nei confronti della potenza salvifica della letteratura, dispositivo di parole che genera sensi in cui poter naufragare, perdere la rotta, smarrirsi, lasciando perdere anche solo per poche ore al giorno la bussola che ci tiene legati al nostro presente.

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