Johnny Marr, Set the Boy Free: l’autobiografia (Sur, 2017)

 Johnny Marr, la sua chitarra e un sogno realizzato

di Rossano Astremo

Esce oggi in Italia l’autobiografia di Johnny Marr, “Set the Boy Free”, edita da Sur e tradotta da Anna Mioni. Il corposo volume è un viaggio a tutta birra lungo l’esistenza del fondatore – assieme a Morrissey – degli Smiths, gruppo di culto degli anni Ottanta, che nel giro breve di pochi anni ha pubblicato quattro album fondamentali  della storia della musica rock, “The Smiths” (1984), “Meat Is Murder” (1985), “The Queen Is Dead” (1986), “Strangeways, Here We Come” (1987), fino ad un improvviso quanto imprevisto scioglimento all’apice del proprio successo. Il libro in questione però non è solo il racconto dei cinque anni in cui quattro ragazzi di Manchester (oltre a Johnny alla chitarra e Morrissey alla voce, gli Smiths erano composti da Andy Rourke al basso e Mike Joyce alla batteria) hanno rivoluzionato la scena musicale britannica e non solo a colpi di riff originali e stranianti e testi poetici e “miserable”. “Set the Boy Free” passa in rassegna le tappe della vita di Marr, dalla sua infanzia a Manchester, dopo il trasferimento della sua famiglia dall’Irlanda, alla sua passione immediata per la chitarra che ha iniziato a suonare a partire dai cinque anni; dal pessimo rapporto con la scuola, abbandonata attorno ai quindici anni, all’incontro con Angie, la donna che l’accompagnerà per il resto della sua vita, madre dei suoi due figli, Nile e Sonny, nati rispettivamente nel 1991 e 1993; dal desiderio di formare un gruppo con cui poter scrivere le sue canzoni all’incontro con Stephen Morrissey, un ragazzo con qualche anno in più ma con la stessa sfrenata passione per la musica degli anni Sessanta e per l’abbigliamento bizzarro; dalle prime prove assieme, dove fin da subito si coglie l’intesa tra i due – alle partiture musicali di Johnny seguono nel giro di poche ore i testi di Morrissey e nei primi giorni di prova nascono canzoni che segneranno la storia del gruppo, “Miserable Lie”, “Handsome Devil”, “Hand In Glove” – alla produzione del primo disco e al seguente primo tour di successo; dagli anni passati in giro per il mondo a suonare, tra un album e l’altro, alla frattura insanabile, frutto dell’acuirsi sempre più marcato delle differenze caratteriali e non solo tra Marr e Morrissey. E poi gli anni in tribunale, seguiti allo scioglimento del gruppo, per volontà di Mike Joyce che voleva gli fossero riconosciute le stesse royalties dei due leader del gruppo, e ancora il suono della sua chitarra come centro della sua esistenza, con Marr che è entrato a far parte di altri gruppi musicali, dai The The agli Electronic, dai Modest Mouse ai Cribs, fino ad arrivare ai due album da solista del 2013 e del 2014. Un’autobiografia piacevole e diretta, il racconto di un uomo che nel mezzo della sua esistenza fa il bilancio di ciò che è stato, ritenendosi fortunato per aver trasformato in realtà il suo sogno d’infanzia: imbracciare una chitarra e suonare musica rock. Un’autobiografia che risponde, forse in maniera definitiva, alla domanda che da trent’anni oramai si pongono i giornalisti musicali di tutto il mondo: torneranno a suonare assieme gli Smiths? No, Marr risponde di no.  Non ci resta, per noi nostalgici del gruppo di Manchester, che andare  a recuperare i nostri vinili impolverati e lasciarci cullare dai riff  sbilenchi di Marr e dalla voce calda di Morrissey.

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