Dieci buone ragioni per leggere “Miden” (Mondadori, 2018) di Veronica Raimo

9788804687580-1000

Dieci buone ragioni per leggere “Miden” (Mondadori, 2018) di Veronica Raimo

di Rossano Astremo

  1. Perché inizia così: “Ero al sesto mese quando è venuta a bussarmi la ragazza”. Un inizio in media res, senza nessun elemento che anticipi alcunché sull’io narrante e sul suo mondo, un inizio che crea un’attesa immediata su quella ragazza e sul perché del suo bussare, un inizio che ci interroga anche sul legame che c’è tra la gravidanza della narratrice e quella visita inaspettata. Il tutto in una frase, in undici parole.
  2. Perché la voce narrante con cui si apre la storia non è l’unica a dominare la scena. A questa si alternerà, per tutti il corso del romanzo, quella del suo Compagno – il professore – l’uomo con cui ha deciso di vivere la sua vita, abbandonando il suo Paese in crisi, dopo un Crollo drammatico. Questa alternanza di voci narranti e punti di vista è uno degli elementi più originali della storia.
  3. Perché Miden, il paese straniero nel quale le vicende hanno luogo, è espressione di una società ideale, dove uguaglianza e benessere sono assicurati ai suoi abitanti, è una comunità laica e razionalista, dove l’obiettivo è quello di donare a tutti felicità, un mondo che sembra essere utopia pura, eppure fa paura, incute timore, preoccupa. Una perfezione che terrorizza chi legge.
  4. Perché alla fine della quinta pagina del romanzo, nell’incontro tra la Compagna del professore e la ragazza, sua studentessa, si svela la ragione della visita di quest’ultima: “Sono stata violentata dal professore”. E nel resto del romanzo il ruolo della ragazza, che dice di aver subito la violenza, risulta essere subalterno. Non è il romanzo su una ragazza che racconta soprusi subiti da un uomo che esercita su di lei potere psicologico e fisico, ma è lo scontro dei mondi interiori di una coppia travolta da questa notizia.
  5. Perché la scrittura di Veronica è algida, controllata, non si slabbra mai in fioriture emotive indeterminate, senza per questo perdere in profondità e potenza d’immaginario.
  6. Perché Veronica è bravissima quando si tratta di raccontare relazioni di coppia messe in crisi dalla presenza di un terzo incomodo, così come fatto nei suoi precedenti romanzi, “Il dolore secondo Matteo” (minimum fax, 2007) e “Tutte le feste di domani” (Rizzoli, 2013), mettendo in evidenza senza giri di parole quanto l’amore a volte possa essere un crudele gioco al massacro.
  7. Perché la Compagna nutre nei confronti della ragazza sentimenti contrastanti, non solo odio per essere stata la causa della rovina della sua esistenza perfetta, ma anche invidia, visto che chiede al Compagno di trattarla come trattava la “ragazza” e lo supplica di fare le cose che faceva con lei: “Voglio sentire come ci si sente a essere violentati”.
  8. Perché il Compagno, nonostante la procedura della Commissione a suo carico per comprendere se quello compiuto nei confronti della ragazza fosse da ritenersi ragione sufficiente per essere cacciato da Miden, non sente mai il peso della colpa, poiché si reputa innocente e poiché la storia avuta con quella ragazza era a suo dire atto concreto di un desiderio tangibile per entrambie e perché.
  9. Perché, pur essendo un romanzo per nulla realistico (o come pare vada di moda ora dire ascrivibile alla cosiddetta weird fiction), racconta in maniera ambigua e visionaria le paure del nostro presente, il lato oscuro del desiderio e le sue implicazioni morali.
  10. Perché quando la storia sembra virare verso un finale rassicurante, accade l’inaspettato che dona nuova luce al complessivo mondo possibile fino a quel momento costruito.
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