Rossano Astremo, 101 storie sulla Puglia che non ti hanno mai raccontato (Newton Compton): Pasolini e Grottaglie

Cinema Vittoria di Grottaglie: ultimo atto di censura nei confronti di Pier Paolo Pasolini

di Rossano Astremo

da “101 storie sulla Puglia che non ti hanno raccontato” (Newton Compton, 2015 – 5,90 euro)

“Tutto il sesso che c’è in Salò (e ce n’è in quantità enorme) è anche la metafora del rapporto del potere con coloro che gli sono sottoposti. In altre parole è la rappresentazione (magari onirica) di quella che Marx chiama la mercificazione dell’uomo: la riduzione del corpo a cosa (attraverso lo sfruttamento). Dunque il sesso è chiamato a svolgere nel mio film un ruolo metaforico orribile”.

Pier Paolo Pasolini, da un’autointervista del 25 marzo 1975 apparsa sul Corriere della Sera

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È il 7 giugno 1977. Dopo una proiezione al Cinema Vittoria di Grottaglie di Salò o le 120 giornate di Sodoma di Pier Paolo Pasolini, Evangelista Boccuni, pretore del paese famoso per la sua produzione di ceramiche, sequestra il film con procedura d’ urgenza su tutto il territorio nazionale, dopo la denuncia di uno spettatore allora ventenne, poiché “offendeva il comune senso del pudore”. È l’ultimo sequestro di una pellicola di Pier Paolo Pasolini ed è l’ultimo atto di censura nei confronti della sua ultima pellicola. Salò o le 120 giornate di Sodoma è l’esito estremo dell’impegno cinematografico dell’intellettuale friulano. ll film segue la falsariga di Le centoventi giornate di Sodoma,  romanzo del Marchese de Sade. Quattro signori, rappresentanti di tutti i Poteri, il Duca (quello nobiliare), il Monsignore (quello ecclesiastico), Sua Eccellenza il Presidente della corte d’Appello (quello giudiziario) e il Presidente Durcet (quello economico), si riuniscono in una villa assieme a quattro Megere, ex meretrici, e a una schiera di giovani ragazzi e ragazze, catturati tra i figli dei partigiani, o partigiani essi stessi, in una sontuosa e cadente villa, isolata dal mondo dal presidio dei soldati Repubblichini e delle SS. Nella villa, per centoventi giorni, sarà vigente per tutti un regolamento sottoscritto dai quattro Signori, con il quale essi sono autorizzati a disporre indiscriminatamente e liberamente della vita delle loro giovani vittime, le quali dovranno tenere un comportamento di assoluta obbedienza nei confronti dei Signori e delle loro regole. Ogni insubordinazione o pratica religiosa, verrà punita con la morte. C’è tanto sesso in Salò e come più volte ribadito da Pasolini questa reiterazione di scene rappresentanti atti sessuali è puramente metaforica, volta a rappresentare la bruttezza dei tempi contemporanei alla realizzazione del film. Quando Pasolini viene assassinato sulla spiaggia di Ostia il 2 novembre 1975 il montaggio del  film non è ancora ultimato. Il 9 novembre dello stesso anno, dopo appena sette giorni dalla sua scomparsa,  comincia l’ attacco al suo film. La commissione di censura ne vieta la programmazione. Il 18 dicembre la commissione di II Grado annulla il divieto e concede il nulla osta. Tuttavia, il 13 gennaio 1976 il procuratore della Repubblica di Milano sequestra il film aprendo un procedimento contro il produttore Alberto Grimaldi “per commercio di pubblicazioni oscene”. La prima udienza si svolge per direttissima il giorno 21, il 30 si perviene a un giudizio di condanna. Il 13 febbraio 1977 la Corte di Appello di Milano assolve Grimaldi e ordina il dissequestro del film. Dopo l’episodio di Grottaglie, avvenuto nell’unico cinema tuttora in funzione in paese, che s’inserisce appieno nel quadro di aperta condanna nei confronti dell’opera più controversa di Pasolini, il film viene dissequestrato il 18 giugno dello stesso anno. In quella saletta della periferia del sud Italia, in cui un giovane, oggi avvocato più che cinquantenne, allora aderente al Movimento Sociale Italiano, urla il proprio sdegno nei confronti della visione del film, condannando apertamente quel “comunista” del regista è un altro tassello che getta squarci di luce su quello che è la nostra regione durante gli anni ’70.